...torna all'indice


IN THE MARKET
di Lorenzo Lombardi

Un ragazzo e due amiche, nel bel mezzo di una vacanza improvvisata, viaggiano a bordo di un fuoristrada alla volta di un non meglio precisato concerto. Derubati di ogni avere in una stazione di servizio, non resta loro che trattenersi all' interno di un minimarket oltre l' orario di chiusura per ovviare alla mancanza di contanti mangiando e bevendo a sbafo. "Zombi" docet, del resto. Peccato che qualcuno stia svolgendo nottetempo del lavoro straordinario all' interno della locale macelleria; un lavoro decisamente straordinario... Progetto amatoriale nelle premesse, con regista ed interpreti principali che si occupano pure di sceneggiatura e produzione, e nello svolgimento, dove i movimenti di macchina tradiscono spesso la mancanza d' esperienza, e la recitazione dei giovani attori non è mai convincente. Le menti che stanno dietro l'operazione si nutrono di cinema e si vede, ma non bastano discussioni da cineforum tra i protagonisti, didascalie che fanno risalire l' ispirazione del soggetto a fatti reali, omaggi al cinema di Tarantino (primi piani di piedi femminili, l' incipit on the road e le immagini di "Death proof" che scorrono sullo schermo televisivo), una rapina coi banditi mascherati come in "Point Break" e le strizzatine d' occhio al genere torture-porn , con "Hostel" in testa, a creare un'atmosfera che il piatto canovaccio riesce di per sè soltanto ad abbozzare.La fotografia non aiuta perchè il concetto di esposizione rimanda a quello di un video matrimoniale, eccezion fatta per le sequenze centrali di raccordo tra prima e seconda parte ambientate nei corridoi del supermercato deserto, dove l'operatore riesce inaspettatamente a cogliere interessanti contrasti tra l'oscurità quasi totale e le poche sorgenti luminose. Ma sono soltanto attimi, in attesa che il film scivoli verso una conclusione che dovrebbe rappresentare il piatto forte (in tutti i sensi, visto l' argomento trattato) ed invece promette molto e mostra poco; e pure male, per giunta. Il regista cala infatti i propri assi nella manica soltanto nell' ultima ventina di minuti, dando l' impressione che la quasi totalità del budget sia stata investita unicamente per realizzare il finale, ma non serve piazzare Ottaviano Blitch (da "Shadow" di Zampaglione) davanti alla macchina da presa pensando che un monologo poco sensato e qualche tic facciale possano conferirgli automaticamente un'aria sinistra, nè giova affidarsi ad effettisti come David Bracci e Sergio Stivaletti, sbandierando il nome di quest'ultimo nei titoli di testa, se mezzi e spazio a loro disposizione sono in fin dei conti insufficienti. Negli ultimissimi minuti si assiste pure ad un twist che vorrebbe creare tensione e disorientamento, ma che lascia indifferenti come tutto il resto; l' unica cosa davvero spiazzante è semmai il fatto che questo film sia riuscito a trovare uno sbocco nelle sale cinematografiche, per quanto limitato dal contenuto numero di copie distribuite e dal periodo di scarsa visibiltà in cui esse sono state relegate.

VOTO: 4

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

...indietro