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IMAGO MORTIS
di Stefano Bessoni

Opera seconda di Stefano Bessoni, a distanza di quattro anni dal valido “Frammenti di scienze inesatte”, che firma un interessante horror, co-prodotto da Spagna, Italia ed Irlanda, che s'inserisce nel filone neo-gotico, rivitalizzato recentemente dal cinema spagnolo. Ma il film di Bessoni, oltre che essere un prodotto di buon livello tecnico e di ottime atmosfere, è un film che riveste una notevole importanza nell'attuale, asfittico, panorama italiano. Un esempio di horror perfettamente vendibile all'estero, una nuova voce in capitolo, oltre i nostri unici alfieri Argento ed Avati, un qualcosa di diverso che lotta per emergere e che PUO' far riemergere un genere che i produttori nostrani hanno progressivamente affossato e dimenticato. La storia prende piede in una scuola di cinema, in cui un giovane studente, dopo una serie di inquietanti visioni, si troverà coinvolto in una vicenda di morte e follia. Un segreto terribile, legato ad un misterioso oggetto chiamato thanatoscopio , scatenerà una reazione a catena in cui il ragazzo cercherà di sopravvivere e di mantenere intatta la propria sanità mentale. La grande abilità di Bessoni nell'immergere lo spettatore in un'atmosfera sinistra e velata di mistero, grazie anche ad una fotografia efficace, va di pari passo con la capacità di comporre immagini di notevole impatto visivo. “Imago Mortis” rivisita il cinema gotico riuscendo a mettere in equilibrio uno stile classico, che si riallaccia direttamente ai capisaldi italiani e spagnoli degli anni '60 e ‘70, con trovate narrative, visive e sonore prettamente contemporanee. Ovviamente l'opera per quanto audace ed intelligente ha i suoi difetti da ricercare soprattutto in una sceneggiatura, a quanto pare ripresa da un precedente trattamento di Richard Stanley (“Hardware”, “Demoniaca”), che non convince appieno e che, specie nel finale, mette decisamente troppa carne al fuoco accusando voragini di logica. Sempre carismatica la presenza di Geraldine Chaplin mentre poco convincete la prestazione del protagonista Alberto Amarilla, di certo non aiutato dal pessimo doppiaggio italiano.

VOTO: 6,5

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