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IL SIERO DELLA VANITA'
di Alex Infascelli

Chi e perché sequestra personalità appartenenti al mondo dello spettacolo, tenendole segregate in angusti sotterranei tra topi e rifiuti vari? Ad occuparsi del caso è l'ex ispettore di polizia Lucia Allasco (un'ottima e insolita Margherita Buy), tornata in servizio dopo un'esperienza traumatica che l' ha avvicinata all'alcool; insieme al collega e amico Franco Berardi (Valerio Mastandrea) scoprirà che tutto ruota intorno al programma televisivo Sonia Norton Show, sorta di teatrino kitsh che non nega a nessuno gli oramai famigerati quindici minuti di fama. Dopo il dimenticabile esordio di "Almost Blue" Infascelli calibra meglio il suo stile visionario, affida intelligentemente la stesura dello script a terzi (Niccolò Ammaniti e Antonio Mancini) e si destreggia alla grande in mezzo al ricco cast coinvolto; ambienta il suo film in un inferno di falliti, tossicodipendenti, presentatori tv e tuttologi vari senza ergersi a giudice e senza troppi moralismi. E infatti nella prima parte Il Siero della vanità funziona benissimo, puro cinema di genere, semplice ma con idee non banali: coinvolge e mette in fila alcune trovate geniali (una per tutte: i coniugi teledipendenti: davvero terrificante!); peccato però che a un certo punto l'intreccio perda interesse (anche perché la soluzione non è un mistero per nessuno) fino a sfociare in un finale facile e pletorico, segno che le sei (!) diverse stesure della sceneggiatura non hanno giovato molto. In ogni caso un prodotto da difendere, soprattutto perché realizzato in un periodo in cui, in Italia, l'unica via per realizzare storie di genere sembra essere la fiction di Rai e Mediaset.

VOTO: 6

RECENSIONE DI

GIACOMO CALZONI

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