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HYPNOSIS
di Davide Tartarini & Simone Julian Cerri Goldstein

Un proiezionista cinematografico è lieto per il ritorno dagli Stati Uniti di una cara amica d' infanzia, ma al suo posto ci sarebbe in verità ben poco da stare allegri: le visioni che da sempre lo perseguitano, infatti, si acutizzano, e spingono il padre ed un amico di lei a tentare la via dell' ipnosi per risalire alla loro causa. La nuova terapia, però, a tutto servirà tranne che a tirarlo fuori dai guai... Ombre di fantasmi del troppo spremuto filone Japan-Horror e di possessioni alla "Paranormal activity" incombono su un film che fa della citazione ad ogni costo la propria bandiera, come quando viene rifatta puntigliosamente e troppo a lungo una delle inquadrature iniziali di "Nonhosonno", già di per sè tutt'altro che uno dei migliori film di Dario Argento. Gli esordienti registi, indecisi tra suggestioni vecchie (un' ambientazione padana che rimanda per forza di cose agli horror d'annata di Pupi Avati) e nuove (la sperimentazione di effetti digitali a basso costo), avrebbero fatto meglio a nobilitare il film puntando piuttosto sulla qualità della fotografia e della scenografia, che qui si attestano invece su livelli spaventosamente bassi, degni di uno sceneggiato da tivù regionale; mentre la presenza di Daniela Virgilio, già vista nell' assai migliore "Il bosco fuori" del sottovalutato Gabriele Albanesi, non eleva il tenore di un cast artistico ugualmente inadeguato, che contribuisce ulteriormente ad affossare un horror tra i più noiosi mai visti. Si tratta in fin dei conti di un prodotto estremamente oscuro, al punto di non avere nemmeno trovato posto sulle pagine dell' Internet Movie Data Base al tempo della programmazione nelle sale cinematografiche; il fatto che la Uci Cinemas lo abbia proposto e si sia addirittura ostinata in qualche caso a tenerlo in cartellone ad oltranza nonostante i riscontri commerciali comprensibilmente poco lusinghieri sembra riconducibile a motivi puramente autopromozionali, dal momento che le sequenze col protagonista al lavoro sono state girate in una multisala appartenente alla catena stessa.
Con buona pace della meritocrazia.

VOTO: 2

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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