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HOUSE OF FLESH MANNEQUINS
di Domiziano Cristopharo

Sebastian è un fotografo, tormentato e con un passato traumatico, che immortala ossessivamente gli aspetti più sordidi e violenti della vita e della sfera sessuale. Conosce la giovane Sara, aspirante giornalista televisiva, con la quale intesse un rapporto che si fa progressivamente sempre più morboso. L'orrore diverrà parte integrante delle loro vite e di tutto ciò che li circonda fino alle più tragiche conseguenze. Produzione italiana ferocemente indipendente che vede l'esordio alla regia dell'interessante Cristopharo, autore controverso che si tuffa a piene mani in un cinema estremo sia a livello contenutistico che a livello concettuale. “House of flesh mannequins” è in bilico fra la fiction ed una sorta di videoteatro, un grand guignol che espone l'orrore come catartica forma di critica ai vizi e alle pulsioni della società moderna. Difficilmente digeribile per un pubblico medio, il film ha un passo cadenzato miscelando violenza, body art e sesso esplicito in un calderone a volte acidamente efficace ed altre sin troppo didascalico. La feroce critica nei confronti dei media e delle ossessioni sessuali aberranti dell'essere umano colpisce nel segno, evitando aperti moralismi, quanto piuttosto ponendo lo spettatore nella difficile posizione di “osservatore” in scomodo equilibrio fra freni morali e morbosa voglia di vedere/assorbire le situazioni più perverse che scorrono sullo schermo. Nonostante gli evidenti limiti di budget, Cristopharo confeziona un'opera coraggiosa, pretenziosa, imperfetta, provocatoria e fondamentale, nel suo piccolo, per scuotere le fondamenta del cinema italiano, ormai sempre più assopito, pavido e vacuo. Buona la fotografia curata da Mirco Sgarzi ed impagabile la presenza nel cast di Giovanni Lombardo Radice.

VOTO: 7

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