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HOME SWEET HOME
di David Morlet

Marito e moglie rientrano in casa , dopo una serata fuori con amici, e si preparano ad andare a letto. Non si sono accorti che un uomo, ben prima di loro, si è introdotto nella loro abitazione ed ha inchiodato tutte le finestre,staccato telefono ed allarme, e li sta aspettando con indosso un'inquietante maschera ed armato con un affilato rasoio. Quella che doveva essere una tranquilla serata come tante, si trasformerà ben presto in un incubo fatto di violenza e morte. Il plot di “Home sweet home” è, come avrete notato, decisamente elementare e l'intero film si basa sul classico gioco claustrofobico del gatto che insegue e tormenta il topo in trappola. Produzione indipendente canadese dai costi contenuti, “Home sweet home” è un film monolocation che si appoggia totalmente sulla confezione professionale e sulla regia del francese David Morlet (“Mutants”) che adotta uno stile privo di fronzoli e virtuosismi, sfruttando numerose inquadrature fisse e lunghi silenzi d'attesa per creare tensione e senso di minaccia incombente. Se da un lato la scelta si dimostra interessante (a tratti si ha l'idea di assistere alle vicende secondo la soggettiva imperturbabile della casa stessa) dall'altro il ritmo ne esce sicuramente penalizzato. La narrazione estremamente dilatata, unita a cali di tensione, sortisce purtroppo un effetto negativo sul film, alimentando il tedio più che la suspense. “Home sweet home” vive di momenti e non possiede una figura di serial-killer particolarmente originale e spaventosa e finisce con l'essere un prodotto asettico e freddo, che difficilmente raggiunge un livello efficace di empatia con il pubblico. Si arriva al finale, non senza qualche sbadiglio, e si può restare piuttosto perplessi per il twist conclusivo che, seppur inaspettato, non convince appieno. Il film in questione, datato 2013, non va confuso con un omonimo dello stesso anno (di produzione statunitense) né con lo slasher del 1981.

VOTO: 5,5

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