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LE COLLINE
HANNO GLI OCCHI 2
(THE HILLS HAVE EYES 2)
di Wes
Craven
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Dopo otto anni dal celebre “Le colline hanno gli occhi” e dopo lo straordinario successo di “Nightmare- dal profondo della notte”, Wes Craven decide di tornare dietro la macchina da presa per dirigere il primo sequel della sua carriera. La trama tenta di tracciare un filo di continuità con il primo capitolo, ma spesso scivola nella banalità. L'unico sopravvissuto dei tragici eventi del primo capitolo, Bobby, è coinvolto da alcuni amici in un viaggio nel deserto per una gara di motocross. Tormentato dai ricordi, deciderà di non partire per quel luogo, teatro del massacro, ma ad attenderlo ci saranno comunque numerose sorprese. Non piacevoli, ovviamente. I continui flashback dei tragici passati eventi, che non fanno dormire Bobby, ci mostrano tutti i limiti di questo film poichè sono espressi tramite delle intere riproposizioni di alcune sequenze tratte dall'opera del '77. Il regista imbastisce una trama che fatica a stare in piedi e vive di luce riflessa, un po' quello che accadrà molti anni dopo fra “Scream” e il suo sequel. La scelta poi di rendere protagonista delle vicende una ragazza, che nel primo era parte della famiglia di cannibali, intenzionata ad integrarsi con la società “normale” ,assume anche una tinta di patetico. Una forzatura del meccanismo che aveva fatto de “ Le colline hanno gli occhi” un piccolo cult, fino ad arrivare ad un'estremizzazione, non necessaria e mal sviluppata, della critica sociale. Due famiglie, una formata da persone civilizzate e l'altra da misantropi cannibali, vengono messe a confronto per dimostrare come sia la società sia l'isolamento dalla stessa generino mostri. Da una parte troviamo dei selvaggi che divorano i passanti, pur di assecondare il proprio odio e la propria sete di sangue; dall'altra gente pronta a usare il corpo della propria madre come esca, pur di riuscire a sopravvivere. L'inserire nella vicenda una ragazza che si ribella al suo status, per abbracciare la società moderna, e vedere sovvertite le parti è sicuramente banale ed irreale ed è un modo per cercare di raccontare qualcosa che è da considerarsi già esaurito nel primo capitolo. Il risultato è un girovagare continuo dei personaggi in ambienti già visti ed un concatenarsi di accadimenti prevedibili e di scarso interesse. Il tocco di Craven alla regia è presente ma francamente non è condizione sufficiente per salvare una pellicola che
si regge a fatica in piedi. D'altronde siamo negli anni '80 (per la precisione nel 1985), epoca del commercio cinematografico serializzante e, se dopo vent'anni Francis Ford Coppola rimette le mani sul Padrino per girarne un terzo capitolo, concediamo a Wes Craven, fatte le debite proporzioni, lo stesso errore. Un sequel di cui non si sentiva il bisogno.
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VOTO: 5
RECENSIONE
DI
MATTEO FANTOZZI
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