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HABITAT - Non entrate
di Renè Daalder

A dispetto di una minacciosa locandina che ricorda quella a suo tempo disegnata per "La casa" e di un' altrettanto minacciosa appendice italiana appiccicata al titolo originale, questo "Habitat" non è affatto catalogabile come horror ,bensì come film di fantascienza con innesti orrorifici (indissolubilmente legati agli effetti meccanici e di trucco dello specialista Gordon J. Smith) e, soprattutto, fantastici. In una societa' del futuro prossimo, ormai minacciata dal totale annullamento dello strato d'ozono, un perseguitato scienziato (Tcheky Karyo) conduce avverinistici esperimenti nel tentativo di dare vita ad esseri che s'adattino alle nuove condizioni del pianeta Terra; sarà un incidente di laboratorio a portarlo casualmente al traguardo, trasformando lui stesso in una nuova, rivoluzionaria forma di vita e la sua casa in un intricato habitat, capace di rivelarsi una trappola mortale per eventuali incauti intrusi. Pseudoscientifico e bizzarro, ma tutto sommato privo di grandi idee, il film è diretto con mano sicura dal tutt'altro che prolifico Daalder (chi ricorda il suo "Massacro al Central College", datato 1976?), il quale alleggerisce la narrazione con azzeccati inserti di umorismo grottesco; nell'insieme non c'è nulla di memorabile, ma, per chi vuole trascorrere un'ora e mezza d'intrattenimento cinematografico senza vedere le solite cose, qui,in fondo, c'e' tutto il necessario.

VOTO: 6,5

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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