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GUINEA PIG : The Devil's Experiment
(GINÎ PIGGU : AKUMA NO JIKKEN)
di Satoru Ogura

La fama (e l'infamia) che questo mediometraggio giapponese, datato 1985, si porta dietro è dovuta ai suoi contenuti di pura pornografia dell'orrore uniti alle indagini che, nei primi anni '90, l'FBI effettuò su di esso e su tutta la sua serie di sequel (ben sette) credendo si trattasse di film snuff . Ovviamente il tutto si risolse in un clamoroso buco nell'acqua, visto che la saga “Guinea Pig” è palesemente composta da film di pura fiction , in alcuni casi dotati di effetti speciali molto realistici, e nulla più. Eppure l'onta del disonore, unita anche alla presenza di alcuni di questi film nella collezione privata di videocassette di un serial killer nipponico, ne decretarono la messa al bando completa dalla nazione giapponese ed un'irreperibilità , durata un decennio, anche nei mercati home-video occidentali. Venendo al film, in realtà, c'è poco da dire almeno per quanto concerne storia e realizzazione tecnica. “Guinea Pig – The Devil's Experiment” è difatti produzione orrida di interminabili 40 minuti che vede una ragazza subire metodiche violenze da parte di un gruppo di uomini che, come si evince dai titoli di testa, vogliono sperimentare su di lei la capacità umana di resistere al dolore estremo. Schiaffoni, pedate, tenaglie all'opera, spilloni e chi più ne ha più ne metta per una sagra della violenza, realistica in un paio di occasioni e più spesso solo ridicola, che aldilà della bassezza dello spettacolo causa un senso di tedio alienante. Padre di tutti i torture porn (quantomeno per la sua rappresentazione grafica di torture elaborate), ha come unici punti d'interesse un certo sperimentalismo nelle immagini, esteticamente spesso inguardabili ma con lampi di ricerca nella composizione visiva, ed un ossessivo desiderio di shockare l'audience scavando in una pornografia cinematografica che, pur non mostrando alcun nudo né accoppiamento fisico, usa l'orrore, la violenza e la follia come ultima valvola di sfogo della perversione e della frustrazione sessuale. Concettualmente, seppur per nulla edificante, è questo ciò che vorrebbe comunicare “The Devil's Experiment” che però non riesce a reggere sul piano visivo visto che, oltre una recitazione assolutamente indecente, vanta una realizzazione tecnica ed una credibilità scarsissime. Solo un paio di momenti, con conseguenti effetti speciali di valido livello, riescono a strappare brividi di disgusto e/o dolore. Per il resto si sbadiglia, si prova pena per lo spettacolo deprimente e si ringrazia Dio (o chi per lui) per l'esistenza del fast-forward .

VOTO: 1

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