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GOZU
di
Takashi Miike
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Lo yakuza Ozaki sta impazzendo, il boss della famiglia a cui appartiene preoccupato della situazione, ordina al componente Minami di farlo fuori. Purtroppo non tutto va nel verso giusto, visto che il corpo di Ozaki scompare. A questo punto Minami inizia a cercarlo, incosciente di cosa lo aspetterà. Lungo il suo cammino si troverà di fronte a situazioni paradossali e deliranti come i personaggi che incontrerà durante questa disperata ricerca.
Dopo la visione di “Gozu” mi sentivo stordito e perso nei meandri della mia mente, un incubo ad occhi aperti? Credo che questa breve introduzione sia la chiave di lettura di tutta l'opera di Miike. Ogni scena, persino la più futile è parte integrante di questo mosaico, meravigliosamente costruito. “Gozu” è sperimentazione anarchica nella sua totalità, raramente nel cinema contemporaneo si è vista tanta libertà d'espressione, andare così facilmente controcorrente infischiandosene della banalità della trama. Qui la logica va via, sfugge ad ogni spiegazione sistematica. Miike ha un talento fuori dal normale e con “Gozu” fa capire quanto il suo cinema sia vicino alla concezione espressiva di Lynch. Durante la visione mi sono venuti in mente “Twin peaks” e “Strade perdute”, per via di certe soluzioni stilistiche, tra cui personaggi assurdi, ma soprattutto per il ritmo che aleggia in tutto il film, una lentezza catartica totalmente ipnotizzante. Catalogare il film in un genere prefissato è la cosa più assurda che si possa fare, qui c'è di tutto, dal classico film yakuza fino ad arrivare al thriller e all'horror amalgamato da una sottile vena ironica e grottesca, su tutte la caratterizzazioni dei personaggi di Ozaki e del boss della famiglia. Da antologia sono la scena iniziale e quella finale, due autentiche perle in questo superbo mosaico. Di sicuro un film da vedere! Eccellente!
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VOTO: 8
RECENSIONE DI
ALESSANDRO CAMMILLETTI
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