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GOTHIKA
di Mathieu Kassovitz

Dopo “I fiumi di porpora”, che già aveva messo in evidenza qualità e limiti di Mathieu Kassovitz, “Gothika” segna il debutto del regista francese in una grossa produzione americana; ma il fatto che alle sue spalle ci sia la Dark Castle Entertainment, tristemente nota per avere sciupato rispettabili budget in occasione di film esangui come “I 13 spettri” e “Nave fantasma”, non è di buon auspicio. Una sceneggiatura assemblata con pezzi recuperati da pellicole precedenti (ci vanno di mezzo soprattutto i mediocri “Il collezionista” e “In dreams”, ma non mancano tracce dello scadente “Paura.com”) segue le peripezie di una brillante psichiatra (Halle Berry) impiegata in un manicomio criminale, la quale si ritrova da un giorno all' altro rinchiusa a propria volta in una delle celle, vittima di disturbi mentali ed accusata di un delitto che non ricorda di avere commesso: perseguitata da presenze apparentemente diaboliche, la giovane dottoressa scoprirà in un secondo tempo che dietro alle manifestazioni soprannaturali si cela in verità un orrore assai più concreto e crudele. Le mezze acrobazie e i leziosi svolazzi della macchina da presa, che unitamente alla fotografia patinata riescono incredibilmente nell' ardua impresa di rendere accattivante un soggetto altrimenti intollerabile dopo appena un quarto d' ora, dimostrano che il regista ha ben appreso la lezione di colleghi quali David Fincher ed il primo Dario Argento (esplicitamente citato in una famosa inquadratura tratta da “Tenebre”, che anche Tarantino ha rivisitato in “Kill Bill, vol. 1” ), ereditando però da quest' ultimo pochi pregi e troppi difetti: buchi narrativi, rivelazioni deludenti e l' inutilità di personaggi assolutamente non funzionali al racconto (in particolare quello interpretato da Penelope Cruz, imbruttita per esigenze di copione come in “Non ti muovere” di Sergio Castellitto) prendono presto il sopravvento su tutto il resto. Gli sforzi di Kassovitz, mal sostenuti da una colonna sonora inconsistente ed insufficienti a colmare il vuoto pneumatico spesso desolante di una pellicola che di gotico ha solo ed esclusivamente il titolo, riescono soltanto ad alimentare un ovvio interrogativo: dove potrebbe arrivare un autore tanto valido dal punto di vista tecnico se avesse l' opportunità di misurarsi con una solida sceneggiatura? Quesito che difficilmente potrà trovare una risposta nell' ambito di un panorama horror statunitense irrimediabilmente monopolizzato da dozzinali slasher, piatti sequel e remake di ogni sorta.

VOTO: 5

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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