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THE GIRL NEXT DOOR
(JACK KETCHUM'S THE GIRL NEXT DOOR)
di Gregory Wilson

Un fatto di sangue ed orrore, realmente accaduto, che sconvolse l'America nel 1965 è alla base del romanzo di Jack Ketchum che poi ha dato origine al film che stiamo per trattare. Un crimine terrificante che ha visto la giovanissima Sylvia Likens, assieme alla sorella minore Jenny, diventare vittime di torture ed abusi da parte di una donna , tale Gertrude Baniszewski, che le aveva prese in affidamento. Cosa ancor più degradante fu che i suoi figli, assieme ad altri ragazzini del vicinato, parteciparono alle bestiali violenze trattando le due ragazze come bersagli umani. Le sevizie, protratte per almeno 3 mesi, portarono alla morte di Sylvia. Ketchum, nel suo romanzo, narra la tragica vicenda cambiando nomi e location ma mantenendosi fedele al documentato sviluppo degli eventi e scava nel dolore, nell'orrore e nei sentimenti più disparati di vittime e carnefici. Il film di Gregory Wilson, pur seguendo accuratamente il romanzo, si mantiene in un equilibrio difficile fra la scelta di narrare il dramma dell'orrore nelle sue sfumature (anche quelle più sgradevoli) e l'obbligo commerciale (furbizia ?) di accodarsi al filone del torture-porn . Quest'ultimo fattore è uno dei punti cardine che rende “The Girl next Door” un film difficile da digerire e assai scomodo. Scomodo per lo spettatore, scomodo per me che ne sto parlando ora. Perché l' exploitation è scottante, il fatto di sangue e sofferenza reale, che si cela dietro i nomi cambiati dei personaggi e le location alterate, è particolarmente toccante e nella sua resa cinematografica può generare una moltitudine di dubbi e repulsioni (morali ? moralistoidi ?) da parte di chi lo guarda. E a rendere ancora più difficile la visione è la decisione, da parte di regista e sceneggiatori, di inserire momenti melodrammatici (incluso finale catartico) che servono ad alleviare il “peso” della visione sull'animo solleticando la lacrima. Scelta infelice che rappresenta il punto debole del film in questione. Aldilà di queste considerazioni , “The Girl next Door” resta un film che, avvicinandosi spesso all'impatto emotivo del terribile “Martyrs” seppur diversissimo da quest'ultimo, marchia a fondo durante la visione e resta per molto dentro anche in seguito. Merito dell'atmosfera opprimente, disperata e allucinata che si respira. Merito della “mostruosa” interpretazione di Blanche Baker, aguzzina spietata, puttana repressa, anima persa in una vita-non-vita che si abbassa al degrado pur di aver una platea obbediente in sua adorazione. Merito della regia di Wilson che non manca di gestire bene l'orrore, giocando sulla violenza fuoricampo più che sul gore , anche se qualche limite nello sviluppo delle psicologie lo evidenzia in determinati passaggi della storia. Nonostante i difetti, più nella scrittura che nella messa in scena, “The Girl next Door” è un film che molti non dimenticheranno. Si astengano assolutamente gli spettatori più impressionabili.

VOTO: 7,5

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