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GIALLO
di Dario Argento

Un maniaco alla guida di un taxi sequestra giovani donne per poi torturarle ed ucciderle, e il solitario ispettore di polizia Enzo Avolfi e' incapace di sbrogliare la matassa sino a quando non si imbatte nella sorella dell' ultima vittima, in grado di fornire un indizio utile per risalire all' identita' dell' assassino. Realizzato poco tempo dopo “La terza madre” e rimasto a lungo bloccato per oscure motivazioni, “Giallo” e' destinato a mortificare le residue aspettative di quanti speravano in un Dario Argento miracolosamente rigenerato dall'apporto artistico di due nuovi sceneggiatori. La storia concepita dai quasi esordienti Jim Agnew e Sean Keller, e rielaborata dallo stesso regista, e' infatti poco originale (a chi non ricordera' “Il collezionista di ossa”?), e scarsamente coinvolgente risulta essere lo sviluppo delle indagini, da sempre fondamentale all' interno di questo genere; mentre il ridicolo, come sempre dietro l' angolo gia' dopo il primo quarto d' ora, irrompera' definitivamente nella narrazione durante i goffi tentative di introspezione psicologica del detective, affidati a flashback di rara idiozia. Mal coadiuvato dalla fotografia televisiva del solito Frederic Fasano e dall' americanoide commento musicale della novita' Marco Werba (soltanto le scenografie del redivivo Davide Bassan si salvano in parte), Argento rinuncia a qualsiasi virtuosismo in sede di regia e si dimostra impacciato nell' approccio con le suggestioni del filone torture-porn , causa eccesso d' autocensura e preoccupanti carenze nel reparto effettistico nonostante la partecipazione di veterani quali Sergio Stivaletti, Giancarlo Del Brocco e Renato Agostini. Apprezzabile, comunque, lo sforzo profuso da questi ultimi nel rendere irriconoscibile Adrien Brody (qui incredibilmente anche coproduttore), che recita infatti approssimativamente nel ruolo del protagonista ed ancor peggio (sotto l'ammiccante pseudonimo Byron Deidra) in quello dello sfigurato serial-killer . Tralasciando l'altrettanto deludente “Ti piace Hitchcock?”, in quanto realizzato per il piccolo schermo, “Giallo” contende sicuramente a “Il cartaio” e “La terza madre” il poco invidiabile titolo di peggior film argentiano.

VOTO: 4

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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