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FREEWAY KILLER
di John Murlowski

Direct-to-video, diretto nel 2010 dal discreto mestierante Murlowski, che narra le vicende del serial-killer William Bonin, noto anche come “freeway killer” perchè spesso si sbarazzava dei corpi delle vittime abbandonandoli ai bordi delle superstrade statunitensi. Giustiziato nel 1996, Bonin si macchiò di almeno 21 delitti accertati, fra la fine degli anni '70 e il 1980, rapendo, stuprando ed uccidendo principalmente giovani ragazzi maschi. Il film ci narra le gesta del folle alternate a sprazzi di vita quotidiana ed il suo rapporto con altri ragazzi, spesso complici delle gesta delittuose, mettendo in luce il profilo feroce e al contempo carismatico di Bonin. Limitato nel budget e nella messa in scena “Freeway killer” risulta comunque un discreto prodotto che, nonostante un impianto spesso quasi televisivo, riesce a scavare piuttosto a fondo nella psicologia deviata di un pazzo sanguinario dei nostri tempi. Non privo di scene di violenza e momenti scabrosi, e costantemente ambientato in scenari squallidi e poveri, il film però glissa quasi totalmente sul movente principale degli omicidi, ovvero la pulsione omosessuale. Neanche un accenno agli stupri sulle vittime. Una sorta di auto-censura che penalizza fortemente la veridicità del racconto e che tende ad avvicinare troppo la personalità e la follia omicida di Bonin a quella di Henry Lee Lucas. E guarda caso, nel finale di film, compare anche Michael Rooker ,che appunto interpretò Lucas nel celebre “Henry pioggia di sangue”, in un cameo (da “buono”, una volta tanto) e non fa altro che rafforzare l'idea che Murlosky abbia voluto apertamente omaggiare la pellicola sopracitata. Nota di merito per l'ottima interpretazione di Scott Anthony Leet, che dona anima e credibilità alla lucida follia di William Bonin.

VOTO: 6

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