...torna all'indice


FEAR OF THE DARK
di K.C. Bascombe

Ryan Bilings, dodicenne, spaventato a morte dalla sola idea di restare solo al buio. Considerato soggetto a fobie allucinatorie da dottori e famiglia, è invece costretto a sopportare il peso di una terribile verità cui nessun sembra voler credere. In una notte di pioggia, Ryan rimane solo in casa col fratello maggiore Dale; la luce va via, strani fenomeni iniziano a verificarsi. Sarà dura...
Il film in se, non cerca di essere nulla di eccezionale. Un plot narrativo piuttosto scontato, dialoghi a tratti irritanti, regia efficace ma anonima, musiche dimenticabili. Eppure ci si lascia conquistare.
L'intera vicenda sembra essere costruita attorno al concetto di "limite": la luce e l'oscurità, la vita conosciuta e il mistero, l'opposizione di universi contrari, insomma, messa in evidenza anche attraverso la gestione degli spazi nel ben caratterizzato ambiente casalingo, dove il pian terreno, il luogo del "vissuto", si contrappone all'ambiguità della cantina e della soffitta, immerse nell'oscurità, entrambe raggiungibili unicamente attraverso il superamento del limite imposto dalle scale. Il rito di passaggio, quindi, la necessità di diventare adulti battendo le irrazionali paure infantili. Ecco allora il confine meglio rappresentato: Bryan e suo fratello, aspetti talmente antiteci ( all'inizio ) da sembrare elementi opposti di una stessa personalità. Il primo troppo timorato, il secondo sicuramente troppo ragionevole ( un rumore, è per Brian un mostro in agguato, per il fratello "qualcosa che è caduto da un armadio"... ), ma non possiamo non sentirci partecipi delle convinzioni di entrambi, loro che rappresentano in carne e ossa la nostra doppiezza. Purtroppo il doppiaggio in Italiano è odioso, e le le "creature della notte" appaiono piuttosto ridicole, ma il film funziona, regalando diversi momenti di pura tensione. Il finale, seppur frettoloso e senza sorprese, raccontando della rinforzata unione tra i due fratelli ( l'uno adesso meno fifone, l'altro ora meno coraggioso ) ci suggerisce quella che si può considerare come l'unica concezione possibile dell'altrove che si nasconde nell'ombra: non c'è alcun pericolo. Ma è meglio lasciare la luce accesa.

VOTO: 6,5

RECENSIONE DI

ALESSANDRO NICOLO'

...indietro