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FAUST
( FAUST : LOVE OF THE DAMNED)
di Brian Yuzna
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Brian Yuzna...probabilmente
il maggior talento inespresso del cinema horror. Dopo
un discreto avvio con "Society",
nel 1989, pellicola rimasta famosa per la graffiante
critica contro lo società "alta" di
Beverly Hills ( e non solo quella...), il regista americano
ha perso, nel corso degli anni, una certa capacità
di dare ai suoi film un certo "spessore" limitandosi
a fare prodotti di routine mirati al semplice divertimento.
Così, dopo l'inutile sequel del delirante "Re-Animator",
Yuzna si è perso in produzioni non proprio riuscitissime
come "Il ritorno dei morti viventi 3", "The
Dentist" e soprattutto l'invedibile "The Dentist
II".
Dopo l'interessante "Progeny" ( non un horror
vero e proprio ) diretto nel 1998 credevamo in una sorta
di "crescita artistica" del nostro ma, purtroppo,
le speranze non si sono concretizzate. A dimostrazione
di ciò, la sua ultima opera...il delirante "Faust",
imperfetta commistione di più generi, dal fantastico,
all'horror, al poliziesco al comico.
L'esistenza di un ragazzo viene sconvolta dall'omicidio
della persona che ama...incapace di sopportare ciò...decide
di togliersi la vita ma, proprio nel momento di farlo,
una misteriosa figura riesce a convincerlo a "rimanere"
in cambio però di un costosissimo prezzo...
Da qui si dipana una storia di omicidi, sesso, follie
varie, complotti, sette sataniche e chi più ne
ha più ne metta.
La storia è abbastanza ingarbugliata e contiene
anche alcuni azzeccati colpi di scena e anche dei bei
momenti ( la trasformazione della ragazza che rimanda
molto a "Society"...) ma nel complesso rimane
fracassona, superficiale e, tuttosommato noiosa.
Sicuramente autore dotato di una certa "visionarietà",
Yuzna probabilmente non riesce a mio avviso a dare una
"razionalità dell'irrazionalità",
perdendosi in una storia sì molto ricca di sangue...ma
sangue "gelido".
Molto bravo, come sempre, Jeffrey Combs, attore presente
in molti film di Yuzna, qui nella parte di un poliziotto
doppiogiochista.
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VOTO : 4,5
RECENSIONE DI
FILIPPO
FASSINO
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