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La più totale,
disturbante ed insana deviazione mentale di Lynch trova
in questo film la sua espressione culminante, la sua
apoteosi, nonostante sia l'opera prima di quello che
è, ad unanime consenso, uno dei più geniali ed innovativi
registi al mondo (candidato per l'Oscar alla regia per
l'ultimo "Mulholland Drive"). Cinque anni di lavorazione,
tempestati di problemi e difficoltà per la realizzazione
di questo incubo di celluloide, talmente fuori dalle
righe da poter essere inserito in più di una categoria,
inclusa quella horror, ma sempre mantenendo il suo status
di film d'autore. "Recuperare" in questo caotico insieme
di visioni una trama certa è un'impresa ma le linee
guida sono evidenti. La storia ruota attorno al personaggio
di Henry Spencer (quello dall'improbabile capigliatura
che vedete sulla locandina) stralunato e disadattato
figuro che si ritrova sposato con una donna minorata,
vittima di una famiglia totalmente folle, prodotto di
una società dei bassifondi in una città industrializzata
e grigia. La loro unione darà "vita" ad un essere informe,
pressoché inumano che renderà infernale la vita nello
squallido monolocale dove i tre si ritrovano a stretto
contatto per la maggior parte della giornata. Il piccolo
(orribilmente somigliante ad una sorta di girino...)
passa il tempo a piangere esasperando i nervi della
donna che tornerà dalla famiglia lasciando Henry alle
prese con il bambino. Lo stesso Henry in una scena da
spavento aprirà le bende che lo fascino ponendo fine
alla vita dello stesso, prima di precipitare in un delirante
finale in tipo Lynch-style dove tutto assume connotati
diversi, con personaggi assurdi (tra cui da culto quello
che fabbrica gomme per cancellare con le teste delle
persone!). La trama sembra a volte quasi un pretesto
per farci precipitare nelle follie di Lynch in cui il
logico scompare per lasciare posto ad una serie di metafore
simboliche (ad esempio la donna che vive nel termosifone),
un affresco malato della diversità e del delirio, ispirato
nello spettatore anche dalla situazione inumana in cui
si muove il protagonista che, per contro, mantiene sempre
una calma incredibile anche nelle situazioni più assurde.
Espressionista e surrealista fino all'inverosimile,
ricco di inquadrature che si trasformano in pochi secondi,
rimandi allucinati al mondo dell'assurdo (le teste del
bambino che svolazzano per la stanza) e il sentore costante
di fastidio ricreato dilatando in maniera anomala i
tempi e i suoni, co-protagonisti dialoghi ridotti la
minimio per non minare l'ermetismo della pellicola.
E così, se i dialoghi sono pochi e stranianti, i rumori,
i suoni regnano sovrani creando un muro suono-immagine
terrificante che non può lasciare insensibili. Lontano
dal poter essere chiuso in una categoria questo film
disturba nel senso più reale del termine, annichilisce
i sensi dello spettatore rapito da sequenze di immagini
oltre ogni controllo non certo paragonabili all'innocuo
intrattenimento fornito dai film horror che infestano
i botteghini, passeggeri passatempi in cui l'orrore
è costruito e dosato con gentilezza per non scalfire
la morale di chi nel cinema vede solo intrattenimento
semplicistico. Eraserhead è oltre il sopportabile...è
un capolavoro e tanto basta.
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