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ENTITY
(THE ENTITY)
di Sidney J.Furie

The Entity, la sconvolgente storia, truccata solo nel finale, della convivenza tra una donna, Carla Moran, e l'"entità". Io personalmente non posso parlarvi di fotografia, o di inquadrature o di grandi effetti speciali...però, per quanto mi riguarda, il film sa rendere perfettamente l'idea di ciò che accade durante l'aggressione di un poltergeist. Si signori, niente sangue e niente splatter in questa pellicola, solo la costante e invisibile presenza del poltergeist che si affaccia sempre più spesso nella vita della vittima. Già, è proprio una vittima Carla Moran, è vittima di calci, pugni, violenza carnale...ed è vittima della più grande sofferenza: il non essere creduta dai medici, dagli amici e incontrare anche lo sguardo del figlio maggiore incredulo e diffidente. E' questa la più grande sofferenza per chi si imbatte in un fenomeno paranormale. Il dover e voler accettare che non si è pazzi ma che si sta vivendo una situazione "strana" e decisamente scomoda sotto ogni punto di vista: affettivo, lavorativo e sociale. Carla Moran affronterà medici, psichiatri e tanti altri dottori che non sapranno far altro che ricondurre il suo problema alla sua infanzia tormentata, a un rapporto incestuoso con il figlio più grande, alla ricerca di un uomo che coincida con la sua figura paterna, all'assenza di un marito nella sua vita. I rumori incalzano, gli odori si fanno forti e acri, Carla comincia a prendere "confidenza" con l'entità, la sente quando sta per arrivare, percepisce in anticipo il suo arrivo...e l'entità, come una bestia che ha assaggiato il sangue per la prima volta dopo mesi di fame, annusa questa paura nell'aria e "attacca" con violenza Carla Moran. Le notti sono difficili da affrontare, e la notte c'è sempre qualche flebile segnale della presenza dell'entità in casa, basta anche una lampada che si accende da sola. E l'indomani, Carla prende la macchina per andare al lavoro, alla radio non riesce a sintonizzare nessuna stazione, all'improvviso non è più lei a guidare l'auto...ma non la ucciderà. I medici blaterano di archetipi, di mostri che l'uomo si è inventato, di folletti e di quant'altro la natura umana- psichiatrica possa tirare in ballo. Non c'è spiegazione per Carla. Le raccomandazioni mediche non sono neanche un effetto placebo per la Moran. Ed ecco di nuovo che viene stuprata nel suo bagno. Il senso di angoscia e di impotenza davanti a questi fenomeni rendono lo spettatore veramente partecipe al pathos che la stessa attrice mette in questa interpretazione. Finalmente arriva la rivalsa, la rivincita, l'incontro con degli assistenti di una docente in parapsicologia, guarda caso della stessa università dove si era recata Carla Moran per l'assistenza psichiatrica. Lo scontro fra scienza e non-scienza, fra la psichiatria e la parapsicologia, e al centro una donna che soffre. Il dolore e la disperazione di questa donna non creduta dai camici bianchi ufficiali ricordano quelli della madre di Regan nell' Esorcista, nel colloquio finale dove le venne consigliato l'esorcismo. Qui nessuno prova a consigliare alla Moran esorcismi o altre pratiche affini ma le viene solo detto che se lascerà la strada della medicina ortodossa per la via oscura e incerta di una materia che non è scienza...per lei sarà la fine! In quella fine Carla Moran, passando per vari esperimenti e altre violenze subite dall'entità, troverà la pace. Una pace non totale come si legge dalle righe bianche che scorrono sul finale del film, ma sicuramente meglio di come stava prima. La vera innovazione di questo film per coloro che sono appassionati di parapsicologia, come me, è il finale, l'ultimo tentativo fornito dalla facoltà di parapsicologia per Carla Moran: tentare di imprigionare l'entità. Nella palestra del college viene ricostruita la sua casa, con l'aggiunta di una stanza "particolare", la zona protetta. Mentre Carla si presta a fare da criceto nel labirinto-casa sopra di sè cominciano a spostarsi degli enormi conteiners di elio liquido che congela a meno 240° sotto lo zero, tutto ciò per provare che l'entità ha una sua massa e non è solo una produzione psichica. Rischioso, molto rischioso, ma la disperazione fa affrontare ogni pericolo e ogni rischio. Siamo sul finire dei 114 minuti circa di pellicola, l'esperimento ha inizio, un intervento folle dello psichiatra agita Carla, la calma viene ripristinata, il vento, il freddo, i compressori si sono attivati da soli, l'elio liquido comincia ad essere diffuso e pare che rincorra la Moran che finalmente raggiunge la zona protetta. Il cristallo temperato cede e si frantuma. Sembra la fine ma voi bravi spettatori sapete che c'è il "coupe de teatre": i conteiners esplodono, lo psichiatra salva Carla e l'elio liquido ha ghiacciato una forma non ben definita che di lì a pochi secondi esploderà lasciando tutti a bocca asciutta! E' finito l'incubo. Carla cambierà casa in breve tempo. E rimarrà solo qualche piccolo strascico di questa tragica esperienza come ci ricordano le famose scritte bianche. Questo film è un grande apporto per coloro che intendono avvicinarsi alla parapsicologia, può essere un conforto psicologico per coloro che hanno vissuto fenomeni paranormali, ed è uno spaccato di vita che molti preferiscono evitare perchè scomodo.
Vi auguro buona visione!

VOTO: 8

RECENSIONE DI

SAMANTAH FAIETA

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