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EBOLA SYNDROME
di Herman Yau
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Herman Yau, quattro
anni dopo lo shockante “The
Untold Story”, torna all’horror
estremo (il cosiddetto Category 3 di Hong Kong) mescolando
splatter, humor nerissimo e comicità pecoreccia.
Il cattivo gusto pervade la pellicola in questione che
non lesina in scene assai crude ed oltraggiose. Uno
sbandato, con forti turbe sessuali, dopo un triplice
omicidio fugge da Hong Kong e si rifugia in Sud Africa,
ove lavora come cuoco in un ristorante. Nonostante la
sua vita sia cambiata radicalmente il “nostro”
continua ad avere discutibili appetiti sessuali ed un
giorno, durante un’escursione nella savana, violenta
un’indigena affetta dal virus Ebola. Inconsapevolmente
l’uomo contrae il morbo e riesce a sopravvivere
(un caso su un milione…che botta di fortuna!)
divenendo però vettore di trasmissione della
tremenda malattia. Conseguenze terribili… La storia
è un impasto che spesso riprende tematiche e
situazioni del precedente “The Untold Story”
pigiando però sul pedale della demenzialità
e dell’assurdo. Anthony Wong recita sopra le righe
esibendosi in tutta sorta di smorfie e gestacci. Tecnicamente
il film è ben più rozzo del suo predecessore
e non rende merito al talento di Yau (che talvolta,
comunque, emerge in sequenze ben congegnate). L’idiozia
di fondo della vicenda conferisce un labile spessore
alla pellicola che scivola via fra effettacci, scene
shock e situazioni piuttosto stantie. “Ebola Syndrome”
è mal assemblato, pertanto perde la sua carica
eversiva e si dimentica rapidamente. I critici americani
lo hanno massacrato, bollandolo come immondizia. Personalmente
lo reputo un esperimento non riuscito, con spunti interessanti,
ma anche troppe situazioni assolutamente superflue e
“riciclate”.
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VOTO: 5
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