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Opera seconda
del geniale regista di origine sudafricana Richard Stanley
che non manca di mostrare , anche in questo caso, le
sue ottime doti visionarie. Siamo in Namibia, nel deserto,
dove si aggira un'autostoppista dallo sguardo gelido
e con il vizio dell'omicidio. Ma non si tratta di un
semplice psicopatico, in lui si annida un demone millenario
che vaga in cerca delle anime degli uomini affranti
dalla vita. Un poliziotto ingaggia una lotta con l'assassino
coadiuvato da una giovane donna. Lo scontro finale fra
l'umano ed il "demone della sabbia" avverrà in una città
cadente e disabitata. La sequenza iniziale, in cui il
demone dopo aver ucciso si mette a tracciare simboli
esoterici con il sangue, vale da sola l'intera visone
del film. Stanley dimostra un'eccellente tecnica di
regia facendo compiere splendide evoluzioni alla macchina
da presa e creando un'atmosfera afosa e disperata. Il
suo stile si rifà apertamente a quello del nostro Sergio
Leone (specie nel finale di film) e la pellicola è una
riuscita commistione fra horror e western. Convincente
Robert Burke nei panni del killer-demone che con il
suo sguardo glaciale ricorda per certi versi Clint Eastwood.
Eccellente la fotografia di Steven Chivers, sospesa
fra sogno e realtà e caratterizzata da un alone giallognolo
costante. Un ottimo horror dunque, denso di bellissime
immagini e dotato di un ritmo cadenzato che si sposa
alla perfezione con un'ambientazione inusuale ed affascinante.
Great Stanley !
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