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DUE OCCHI DIABOLICI
(TWO EVIL EYES)

di George A. Romero & Dario Argento

”Due occhi diabolici ”, un film diviso in due episodi, diretti dai maestri George A.Romero e Dario Argento. Ai tempi di questa produzione Argento veniva dalla stressante esperienza di “Opera”. Ritrovatosi in America e incontrati i suoi vecchi amici (Romero, Carpenter e King) propose di girare un film composto di quattro episodi, da loro stessi diretti. Il soggetto d'ispirazione da tutti convenuto furono i racconti di Edgar Allan Poe. Ritiratosi dal progetto, misteriosamente, John Carpenter e declinata la proposta per via del dissenso dei suoi agenti da parte di King, alla fine il film fu composto da soli due episodi. Il che fu sicuramente un vantaggio, dato Romero e Argento ebbero più respiro per raccontare la loro storia. In fase di sonorizzazione però i due registi a causa di una scaramuccia litigarono e in seguito a questo si allontanano per diversi anni. I due episodi, anche se molto ben amalgamati, sono in contrapposizione e creano un distacco che li rende quasi due veri e propri film a se stanti. Il primo, di Romero, è una parabola sulla vita. Una moglie molto avida tenta di tenere in vita il marito per strappargli l'eredità e godersela con il suo amante. Il marito morirà ma non si dimenticherà del tremendo comportamento della consorte, cosicché tornerà in vita bramoso di vendetta. Il capitolo di Romero, come tutti i suoi film, ci invita a riflettere su come a volte i rapporti tra le persone siano falsi, mere impalcature governate dalla bramosia e corrotte dal denaro. Il secondo capitolo firmato da Argento è decisamente più macabro. L'ottimo Harvey Keitel veste i panni di un nevrotico ed ossessivo fotografo. E' in crisi creativa e non ha soggetti da immortalare che lo ispirino. Fino a quando la sua donna porterà a casa un gatto nero, fonte di discordia, desiderio e repulsione al contempo. Il fotografo lo sevizierà e fotograferà durante le torture. Ma questo è solo l'inizio di una spirale di violenza, morte e susseguente tragica catarsi. Argento, come sempre, punta più sul ritmo e sui virtuosismi di regia piuttosto che sulla diegesi. Il primo episodio è lento, ma volutamente cadenzato. E' un gioco allo sfinimento in un crescendo continuo che monta la tensione. Il secondo è più scattante, vigoroso e spesso brutale, alla maniera di Argento. Senza dubbio il lato negativo dell'opera è quello di essere composta da due segmenti che fondamentalmente potrebbero essere tranquillamente considerate prodotti indipendenti e separati. L'associazione forzata, in fase di realizzazione del film, ha portato ad avere al servizio dei due registi, oltre agli stessi mezzi di produzione. anche la stessa troupe ed è probabile che la situazione abbia perso stimoli e sia scivolata verso una sorta di esercizio in bilico fra l'arte e le necessità puramente alimentare.Vedere all'opera insiemedue registi così noti, nel mondo dell'horror e non solo, può far senza dubbio brillare gli occhi ai fans più accaniti. Ma i più critici saranno subito pronti a dissentire osservando le diverse falle di sceneggiatura in entrambi gli episodi. La confezione del film è comunque impeccabile. L'aria nebbiosa di Pittsburgh, che nel film doveva rappresentare la provincia americana, rende tangibile e coerente quello che è l'universo di Poe. Probabilmente manca vera carica aggressiva, sia dal punto narrativo che da quello emotivo,il risultato finale però non è assolutamente da ignorare. Bizzarro che “Due occhi diabolici” sia un capitolo della vita che per i due maestri dell'horror rimane insignificante e meramente di passaggio.


VOTO: 7

RECENSIONE DI

MATTEO FANTOZZI

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