...torna all'indice


DELIRIA
(STAGE FRIGHT - AQUARIUS - BLOODY BIRD)

di Michele Soavi

Un pericoloso assassino evaso da una clinica psichiatrica trova rifugio in un teatro dove una compagnia di attori sta ultimando le prove di uno spettacolo. Inutile specificare che non starà con le mani in mano...A quasi vent'anni di distanza l'opera prima (e migliore, nonostante le recenti e discutibili rivalutazioni di "La Setta" e "Dellamorte Dellamore") di Michele Soavi è invecchiata bene e si conferma come uno dei migliori film italiani di genere degli anni Ottanta. Difetti e ingenuità varie ovviamente non mancano, dall'onnipresente senso di dejà-vù alla caratterizzazione abbastanza stereotipata di molti personaggi, ma perché non provare a superare tutto questo e pensare a "Deliria" come a una riflessione sulla rappresentazione di un sottogenere (lo slasher) che , nonostante l'elementarità delle regole sulle quali si basa, ha prodotto dozzine e dozzine di titoli? Soavi circoscrive l'azione in uno spazio chiuso non proprio casuale (il teatro di posa), e oltre a non fornirci nessuna informazione sull'assassino decide di camuffarlo con una maschera tanto banale quanto efficacissima: l'idea non è nuova per niente, ma funziona alla grande. Ottima, poi, la scena in cui il killer espone le sue vittime sul palcoscenico, sintesi perfetta di tutta la filosofia dello slasher: il morto ammazzato non è nessuno e non ci importa sapere nulla di lui, è solo un manichino che deve essere sacrificato affinché il body count possa andare avanti. Ma anche volendo esulare da discorsi eccessivamente teorici, il film è godibilissimo per ritmo e trovate visive: non un capolavoro, certo, ma paragonato ad altri titoli dell'epoca ("Opera" incluso) non fa affatto una cattiva figura.

VOTO: 7

RECENSIONE DI

GIACOMO CALZONI

...indietro