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DEATH OF THE VIRGIN
di Joseph Tito

La Morte della Vergine è uno dei più celebri dipinti di Caravaggio, nel quale il turbolento e chiacchierato artista prese a modello per la Madonna il cadavere di una prostituta annegata, con ciò stravolgendo l'iconografia tradizionale e provocando aperto scandalo. Il quadro è anche il pretesto della vicenda raccontata dall'esordiente regista Joseph Tito in questa produzione italo-canadese di notevoli ma totalmente incongrue ambizioni. May è una giovane canadese che medita di farsi suora: si reca a Caravaggio per operare alcune ricerche per la sua tesi di laurea. In una storia che si muove tra un albergo, un ex convento e le aule dell'università cominciano per lei sogni terribili, cui seguono scomparse e omicidi misteriosi. Si scoprirà che la mattanza ha origini demoniache, che girano intorno ad una donna prescelta per un destino terribile. Un pasticciaccio brutto, l'opera prima di Tito (che annovera anche Maria Grazia Cucinotta in un ruolo secondario), scritto malissimo e girato anche peggio. Il digitale appiattisce tutto, tanto che pare di stare in certi straight to video da sabato sera senza birra e senza amici, con uno spessore dei personaggi che è paragonabile a quello di un fotoromanzo. Le bellissime modelle che interpretano i ruoli principali non aiutano la credibilità del film, messa a durissima prova anche dalle scelte scriteriate di sceneggiatura, tanto da sfiorare il ridicolo involontario evocando L'Esorcista , le torture alla Hostel e persino Matrix , in una battuta scultissima. La trama, comunque, si dimentica mentre la si vede. Giustamente fischiato il regista presente in sala a Ravenna 2009, dove Death of the Virgin era evento speciale fuori concorso.

VOTO: 3

RECENSIONE DI

DENIS ZORDAN

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