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AL CALARE DELLE
TENEBRE
(DARKNESS FALLS)
di Jonathan Liebesman
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Darkness Falls
fu fondata ai primi dell’Ottocento e fin dall’inizio
è stata una
cittadina operosa popolata in prevalenza da pescatori.
Da 150 anni la leggenda di Matilda Dixon, la “fatina
dei dentini caduti”, aleggia come un’ombra
scura sulla città di Darkness Falls. Ingiustamente
accusata di un crimine efferato, la gentile vecchina
era stata massacrata da una folla impazzita. Alcuni
dicono di vedere ancora il suo spirito assetato di vendetta
aggirarsi in città, in attesa di avventarsi su
chiunque lo distingua nell’oscurità della
notte. Il giovane Kyle, ad esempio. Una notte vide Matilda:
riuscì a sfuggire ai suoi artigli malefici, ma
sua madre venne brutalmente assassinata.
O è stata solo un’allucinazione? Ossessionato
dal terribile ricordo di quella notte e tormentato dal
senso di colpa, Kyle (Chaney Kley) non è più
riuscito a stare al buio neppure per un attimo. Un giorno
la sua fidanzatina di un tempo, Caitlin (Emma Caulfield),
lo invita a tornare in città: il fratello di
nove anni Michael (Lee Cornie) è vittima degli
stessi incubi che hanno spinto Kyle sull’orlo
della follia. Tornato a Darkness Falls, Kyle si rende
conto che lo spirito malefico di Matilda non è
il frutto della sua immaginazione. Si tratta invece
di un fenomeno reale e molto pericoloso, e il ragazzo
sa che se lei riuscirà a ghermirlo nel buio il
suo volto orribile e sfigurato sarà l’ultima
cosa che vedrà....
Un tentativo alquanto misero di gettare (al contrario
di quello che spergiura il regista stesso, John Liebesman)
nel pentolone tratti di “Blair
Witch Project”, “Nightmare”,
addirittura “Jeepers
Creepers” nonché
per la squallida maschera che la presenza oscura portava,
“Il Fantasma dell’Opera”, che lascia,
già dopo poche scene, lo spettatore basito di
fronte a tanta misera immaginazione e a certi dialoghi
che neanche nei trash di serie Z si immaginerebbero
di far pronunciare (grandioso il dialogo tra Kyle e
il ragazzino, Michael, la prima volta che si vedono).
Obiettivamente, in sé e per sé, il plot
narrativo potrebbe avere risvolti interessanti, ma il
regista, evidentemente non particolarmente interessato
e neanche particolarmente dotato, alla sua opera prima,
non riesce a sfruttare il potenziale che ha tra le mani,
oltretutto senza riuscire a giustificare convincentemente
le stragi che la “fatina” compie nel tentativo
di ammazzare il protagonista (Kyle). La causa prima
dovrebbe essere quella che chiunque veda il suo volto
sfigurato muore e l’unico modo per sfuggirle è
stare alla luce. Ma nel bel mezzo del film un’intera
stazione di polizia viene fatta fuori volendo far credere
al povero, sconvolto, spettatore che i poliziotti vengano
uccisi perché la vedono un istante prima di essere
morti! Inoltre, altro grande mistero è se questa
famosa “fata” abbia o meno il dono dell’ubiquità
e sia di natura spiritica oppure se abbia veramente
una certa consistenza fisica.
A parte le luci, probabilmente l’unica nota positiva
di questo scempio, ci chiediamo dove possa finire il
genere horror se queste sono le ultime produzioni super
pubblicizzate e date in pasto al grande pubblico. Sarà
destinato a ritornare genere di nicchia e snobbato dai
più?
Noi speriamo di no, iniziando proprio a sconsigliare
la visione di questo film.
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VOTO: 4,5
RECENSIONE DI
FRANCESCO SERRA &
ELENA BASTIANI
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