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THE DARK HOURS
di Paul Fox

Interessante thriller/horror canadese del 2005 che, nonostante un budget ristretto, riesce a creare un'atmosfera claustrofobica ed un crescendo di tensione notevoli. Samantha Goodman è una psichiatra che lavora in un manicomio criminale e che scopre di avere un mare incurabile. Segretamente la donna sperimenta un siero su uno dei degenti, con esiti infausti. Profondamente angosciata, decide comunque di passare un weekend in tranquillità, in una baita fra le nevi, assieme al marito e alla sorella. Ma nella notte, due folli (uno dei quali è un vendicativo ex-paziente di Samantha) irrompono nella baita e fanno precipitare la situazione in un incubo senza via d'uscita. I due danno inizio ad un gioco sadico in cui le vittime, oltre a subire violenza, si dovranno confrontare con scheletri del passato e menzogne. Inizialmente lento e poco convincente, “The Dark Hours” si rianima di colpo, dopo mezz'ora di girato, ed accalappia lo spettatore fino al finale teso e ben congegnato. Realizzato in pochi interni e girato in 16mm, pompati poi a 35, il film ha il suo punto di forza nell'interessante sceneggiatura che riesce a creare una sorta di “mind game” in cui ribalta situazioni lineari rendendole spesso imprevedibili. La regia di Fox, che vanta un lunga militanza in televisione ma che è al suo primo lungometraggio cinematografico, è robusta e ben orchestrata. Ottima la prova degli attori, con in testa Kate Greenhouse che riesce a dare spessore al suo personaggio, mostrando i tormenti esteriori ed interiori che l'affliggono, senza mai andare "sopra le righe". Notevole l'influenza che un film come “Alta Tensione (Haute Tension)” di Alexandre Aja ha avuto sulla pellicola in questione. Da vedere.

VOTO: 7

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