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DANS MA PEAU
(IN MY SKIN)
di Marina de Van

L'alienazione dal mondo esterno e l'immersione, sempre più totale, nella ri-scoperta del proprio “io” attraverso il tocco, l'apertura ed il sapore stesso della carne, sembra essere il motore principale di questo controverso e disturbante film francese del 2002. Esther, donna in carriera, abbiente e felicemente fidanzata, “scopre se stessa” , una sera, ad una festa fra colleghi di lavoro. Feritasi casualmente, mentre passeggia nell'oscurità di un giardino, la donna si “vedrà” e “sentirà” veramente per la prima volta in vita sua. La ferita alla gamba, con i suoi lembi di pelle strappati ed il rosso pulsante che ne sgorga, aprirà un nuovo universo ad Esther. Una dimensione in cui lei scoprirà che accanirsi contro la propria carne, assaporare il proprio sangue e procurasi dolore può farla sentire realmente viva, libera da contesti formali ed inutili sovrastrutture che la imprigionano fin nel profondo. Libera dai limiti imposti dal “normale” vivere quotidiano, priva di giudizi morali e libera di scuotersi dal torpore della gabbia/prigione/trasparente imposta dalla società. Libera di viversi fino all'ultimo “brandello”. La libertà riscoperta da Esther sarà anche il suo punto di ritorno, nei confronti di una società che non è in grado di comprendere ed accettare l'abbandono ai sensi della donna e che rigetta ed isola qualsiasi elemento si sottragga al processo di spersonalizzazione. Marina de Van scrive,dirige ed interpreta questa storia di orrore e disagio intimista con stile minimale ed elegante, narrando la vicenda senza fronzoli e dimostrandosi molto raffinata e per nulla sensazionalista nel mostrare i particolari più scabrosi. I tagli, le ferite, il sangue risultano forse gli elementi meno disturbanti se paragonati all'impatto psicologico che il personaggio di Esther ha sullo spettatore. L'eccellente interpretazione della de Van, che regge tutto il film sulle sue spalle, è profonda, attenta e “sentita” tanto da sembrare una traslazione, e deformazione, di eventi autobiografici, dell'autrice stessa, nel personaggio. Valido anche l'apporto fornito da Laurent Lucas (“Calvaire”) nei panni del fidanzato, ancorato quotidianità ed incapace di comprendere il comportamento della sua donna. Quasi assenti le musiche, scelta oculata che evita prevedibili enfatizzazioni e lascia spazio al silenzio e ai suoni della “realtà”. “Dans ma peau” è un film difficile da digerire, assolutamente non adatto ad un pubblico impressionabile, il cui ritmo cadenzato e la cui storia, priva d'intreccio, potrebbero scoraggiare molti spettatori durante la visione. Tutti gli altri, che proseguiranno fino in fondo, si troveranno a scendere la sempre più ripida scala che porta sotto la propria pelle.

VOTO: 7

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