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CUBE - IL CUBO
di Vincenzo Natali

Follia. La più totale follia è contenuta in questa pellicola tanto da renderla in assoluto una delle visioni più allucinanti e contemporaneamente affascinanti che il mondo della celluloide ci abbia mai offerto; non credo di sbagliare se dico che un tentativo del genere è unico (o tutt'al più rarissimo) in campo cinematografico, considerando anche il circuito overgorund in cui il prodotto è stato distribuito/pubblicizzato. Il regista canadese, ha deciso, nel girare questo film di rendere lo spettatore assolutamente partecipe delle sensazioni dei protagonisti, fornendo a lui le stesse identiche informazioni che sono di loro proprietà, coinvolgendoci nell'incubo claustrofobico che ha costruito. Riscrivere la trama così rischierebbe di far sembrare eccessivamente semplicistico lo svolgimento del film ma è proprio la linearità relativa dell'idea di fondo a rendere il risultato degno di sperticate lodi. Una dottoressa, un poliziotto, un evaso, una studentessa di matematica, un impiegato ed un ragazzo autistico sono i 6 personaggi che incontriamo in rapida successione all'apertura del film (ce ne sarebbe un settimo ma la sua apparizione è fugace e in funzione solo di un prologo). 6 persone chiuse in cubo gigantesco, a sua vota suddiviso in tanti piccoli settori (è strutturato come un gigantesco Cubo di Rubik) dove ogni stanza ha un colore diverso e 6 "botole" (una per ogni faccia) che conducono ad altre stanze. Scopo: semplicemente uscire indenni da questo congegno enorme, disseminato di trappole e che ad intervalli regolari si modifica mischiandosi proprio come il Cubo di Rubik. Il film è basato sul più naturale decorso psicologico di una persona chiusa senza motivo apparente, senza indizi o precisi scopi in una struttura di morte altamente funzionale e alienante, fa leva sull'istinto di sopravvivenza dei 6 protagonisti sempre sul filo della pazzia e dell'esplosione isterica, situazione ampliata non solo dalle differenti estrazioni sociali dei singoli (e correlati problemi personali) ma anche dalla presenza del ragazzo autistico che contribuisce a rendere più nervosi i componenti della squadra (a volte perfino lo spettatore, tanto da far nascere l'idea che sarebbe meglio abbandonarlo seguendo quello che dovrebbe essere un naturale processo che vede il più debole perire in condizioni di estrema difficoltà). Assolutamente originale nello svolgimento, nell'idea e nella realizzazione questo film ha veramente stupito tutti, pubblico e critica. Nella relativa semplicità con cui è stato prodotto (per tutto il film non vedrete altro che una serie di cubi colorati in diversa maniera) trionfa finalmente, e come purtroppo sempre meno spesso accade una regia intelligente, un'idea vincente, una sceneggiatura perfetta. Non riesco ad individuare nessun difetto per questo capolavoro di isolazionismo. Alternando sapientemente discorsi dal sapore vagamente filosofico catastrofista, degenerazioni psicotiche e isterismi vari a scene più prettamente horror (l'inizio è stupendo) riusciamo ad essere traghettati anche attraverso la fase centrale, quella in cui ipoteticamente avrebbe potuto farsi sentire la stanchezza per la mancanza di classici elementi "da film" (cambiamenti di luogo, comparse, etc..). Attori credibili ed efficaci sono appunto fondamentali per non fare cadere la tensione, che è palpabile sempre; questa pellicola fa paura non solo per le bellissime immagini ma anche perchè fa pensare dall'inizio alla fine, propone un orrore senza movente, la strumentalizzazione della vita, il concetto di Grande Vecchio che tira i fili delle cose (valido in qualsiasi ambiente e tanto caro alle conspiracy theories), la regressione umana ai principi animaleschi della natura. Non c'è solo violenza visiva gratuita, ma una dose fondamentale di ragionamenti e pensieri alterati che creano un movente all'azione violenta. Signori questo film è da vedere, perchè unico nel genere, perchè lascia dentro qualcosa anche dopo la parola "fine", e non sono le certezze che fosse fantasia ma dubbi che ciò che abbiamo visto e sentito sia effettivamente reale, magari presente solo in una forma meno evidente. Rifletteteci...

VOTO: 9

RECENSIONE DI

DAVIDE "DE" MASPERO

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