 |
Follia.
La più totale follia è contenuta in questa pellicola
tanto da renderla in assoluto una delle visioni più
allucinanti e contemporaneamente affascinanti che il
mondo della celluloide ci abbia mai offerto; non credo
di sbagliare se dico che un tentativo del genere è unico
(o tutt'al più rarissimo) in campo cinematografico,
considerando anche il circuito overgorund in cui il
prodotto è stato distribuito/pubblicizzato. Il regista
canadese, ha deciso, nel girare questo film di rendere
lo spettatore assolutamente partecipe delle sensazioni
dei protagonisti, fornendo a lui le stesse identiche
informazioni che sono di loro proprietà, coinvolgendoci
nell'incubo claustrofobico che ha costruito. Riscrivere
la trama così rischierebbe di far sembrare eccessivamente
semplicistico lo svolgimento del film ma è proprio la
linearità relativa dell'idea di fondo a rendere il risultato
degno di sperticate lodi. Una dottoressa, un poliziotto,
un evaso, una studentessa di matematica, un impiegato
ed un ragazzo autistico sono i 6 personaggi che incontriamo
in rapida successione all'apertura del film (ce ne sarebbe
un settimo ma la sua apparizione è fugace e in funzione
solo di un prologo). 6 persone chiuse in cubo gigantesco,
a sua vota suddiviso in tanti piccoli settori (è strutturato
come un gigantesco Cubo di Rubik) dove ogni stanza ha
un colore diverso e 6 "botole" (una per ogni faccia)
che conducono ad altre stanze. Scopo: semplicemente
uscire indenni da questo congegno enorme, disseminato
di trappole e che ad intervalli regolari si modifica
mischiandosi proprio come il Cubo di Rubik. Il film
è basato sul più naturale decorso psicologico di una
persona chiusa senza motivo apparente, senza indizi
o precisi scopi in una struttura di morte altamente
funzionale e alienante, fa leva sull'istinto di sopravvivenza
dei 6 protagonisti sempre sul filo della pazzia e dell'esplosione
isterica, situazione ampliata non solo dalle differenti
estrazioni sociali dei singoli (e correlati problemi
personali) ma anche dalla presenza del ragazzo autistico
che contribuisce a rendere più nervosi i componenti
della squadra (a volte perfino lo spettatore, tanto
da far nascere l'idea che sarebbe meglio abbandonarlo
seguendo quello che dovrebbe essere un naturale processo
che vede il più debole perire in condizioni di estrema
difficoltà). Assolutamente originale nello svolgimento,
nell'idea e nella realizzazione questo film ha veramente
stupito tutti, pubblico e critica. Nella relativa semplicità
con cui è stato prodotto (per tutto il film non vedrete
altro che una serie di cubi colorati in diversa maniera)
trionfa finalmente, e come purtroppo sempre meno spesso
accade una regia intelligente, un'idea vincente, una
sceneggiatura perfetta. Non riesco ad individuare nessun
difetto per questo capolavoro di isolazionismo. Alternando
sapientemente discorsi dal sapore vagamente filosofico
catastrofista, degenerazioni psicotiche e isterismi
vari a scene più prettamente horror (l'inizio è stupendo)
riusciamo ad essere traghettati anche attraverso la
fase centrale, quella in cui ipoteticamente avrebbe
potuto farsi sentire la stanchezza per la mancanza di
classici elementi "da film" (cambiamenti di luogo, comparse,
etc..). Attori credibili ed efficaci sono appunto fondamentali
per non fare cadere la tensione, che è palpabile sempre;
questa pellicola fa paura non solo per le bellissime
immagini ma anche perchè fa pensare dall'inizio alla
fine, propone un orrore senza movente, la strumentalizzazione
della vita, il concetto di Grande Vecchio che tira i
fili delle cose (valido in qualsiasi ambiente e tanto
caro alle conspiracy theories), la regressione umana
ai principi animaleschi della natura. Non c'è solo violenza
visiva gratuita, ma una dose fondamentale di ragionamenti
e pensieri alterati che creano un movente all'azione
violenta. Signori questo film è da vedere, perchè unico
nel genere, perchè lascia dentro qualcosa anche dopo
la parola "fine", e non sono le certezze che fosse fantasia
ma dubbi che ciò che abbiamo visto e sentito sia effettivamente
reale, magari presente solo in una forma meno evidente.
Rifletteteci...
|