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THE COLLECTION
di Marcus Dunstan

Marcus Dunstan nel 2009 realizzò il divertente e sanguinolento non senseThe Collector” spingendo al massimo il suo stile da videoclip e la sua scrittura da torture porn gigioneggiante e baracconseco. Il risultato fu divertente. Purtroppo lo stesso non si può dire di questo sequel datato 2012 che riparte esattamente da dove si era fermato il primo capitolo e ci mostra la “tana” del sadico “collezionista” dove la tortura, la follia e l'omicidio più brutale sono all'ordine del giorno. Ritroviamo Arkin, protagonista del primo capitolo, sfuggito dalle grinfie del maniaco che viene convinto, da una squadra speciale di pseudo-poliziotti (alla ricerca della scomparsa figlia di un pezzo grosso) , a tornare nella casa del mostro. Il “nostro” accetta per sano spirito di vendetta e così il manipolo di uomini si troverà ben presto intrappolato in un fatiscente hotel di periferia, la “tana” del pazzo appunto, dove “il collezionista” metterà in azione tutte le sue assurde trappole per affettare più gente possibile. “The Collection” parte discretamente, per ritmo e trovate visive, e la scena della carneficina nella discoteca è spassosa. Poi inizia il progressivo declino. Non basta qualche effettaccio, perlopiù in computer grafica, a dare linfa vitale ad un prodotto che rispetto al predecessore è decisamente girato in modo svogliato. Prevedibile nello sviluppo, per nulla ingegnoso (se non addirittura banale) nell'architettura delle trappole mortali, e dotato di interpreti mediocri (difficile comunque per gli attori dar vita in modo credibile ai personaggi stereotipati che gli sono stati affibbiati) “The Collection” scivola via ancora più insensato del suo predecessore ma con l'aggravante di non intrattenere lo spettatore adeguatamente. Il comparto tecnico è comunque di livello alto ma, come spesso accade in questi casi, non salva un film scritto di fretta e, soprattutto, male.

VOTO: 4,5

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