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CLOVERFIELD
di Matt Reeves

Che “Cloverfield” sia uno strategico prodotto commerciale è fuori da ogni dubbio. Con un budget di circa 30 milioni di dollari, un battage pubblicitario furbo e con tutti i riferimenti palesi all'attacco terroristico dell'11 settembre, il film si è costruito un terreno fertile su cui attecchire, ha involgiato ed incuriosito gli spettatori e come risultato ha ottenuto ottimi incassi nella prima settimana di uscita nelle sale. Poi è svanito, come una nuvola di fumo, sia dalle classifiche che dall'interesse della gente. Nonostante queste premesse, forse sin troppo drammatiche, da parte mia, devo dire che “Cloverfield” è un film riuscito, sotto molti aspetti. La storia è presto detta : un gruppo di amici festeggia la partenza di uno di loro, per lavoro in Giappone, e tutto ciò che vediamo è filmato direttamente attraverso la soggettiva di una telecamera digitale. Nel bel mezzo del party si scatena l'inferno. La città di New York subisce un inspiegabile e furioso attacco da parte di un essere mostruoso. La telecamera resta accesa a testimoniare tutto ciò che accadrà, il caos, l'orrore, la fuga ed il disperato (ed improbabile, invero) tentativo di salvataggio, da parte del gruppo di amici, dell'ex fidanzata di uno di loro. J.J. Abrams, produttore dei serial “Alias” e “Lost”, ha il fiuto per i prodotti di successo e sa cosa il pubblico vuole e di cosa il pubblico ha bisogno. Lo dimostra, una volta di più, con questo “Cloverfield” che incarna tutte le tensioni, la paura ed anche la morbosa curiosità che il fenomeno del terrorismo genera nell'odierna società occidentale. La distruzione totale, come forma di catarsi del nostro terrore interiore, la ripresa traballante con videocamera che, aldilà dei rimandi al fortunato “Blair Witch Project”, rende il tutto più reale, concreto, tangibile ed infine quotidiano. Forse l'unico elemento che, nonostante l'assenza di logica e realismo, ad essere sempre giustificato è la telecamera che NON può rompersi, NON può esaurire nastro e batteria, NON può spegnersi, poiché DEVE mostrarci tutto ciò che accade. Poiché siamo noi a volerlo. Addirittura l'inserimento del mostro (ben realizzato, come tutti gli effetti visivi, dallo staff di Matt Vogel) risulta, in parte, forzato poiché riesce ad identificare e a dar forma al terrore edulcorandolo, così come la sceneggiatura alterna buone trovate (il primo attacco alla città, il nastro del video che salta in seguito agli urti che subisce la videocamera, mostrandoci riprese che esulano dalla situazione apocalittica, e smorza per brevi attimi la tensione, le “zecche” della creatura) ad altre di dubbio senso logico (la love story, il salvataggio della ragazza, il comportamento sin troppo corale e risoluto del gruppetto di giovani di fronte ad eventi mostruosi ed ingestibili) che frenano la vera potenza dell'idea di “Cloverfield”, riportandolo su binari più “digeribili” per il grande pubblico. Eppure nonostante ciò, il film in questione resta un esempio quanto mai lampante di vera propria incarnazione dell'horror nelle nostre fobie, del nuovo millennio. Da vedere esclusivamente al cinema, per poter godere delle esplosioni di caos, degli attimi di tensione, dell'audio roboante. In dvd, gran parte della potenza visiva del film andrà irrimediabilmente perduta.

VOTO: 7

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