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LA CITTA' VERRA' DISTRUTTA ALL'ALBA
(THE CRAZIES - CODE NAME : TRIXIE - THE MAD PEOPLE - ECATOMBE)

di George A. Romero

Nel 1973 dopo l'insolito “La stagione della strega”, Romero ritorna a descrivere ciò che gli piace di più (anche se qui in toni leggermente diversi) e ciò che lo porterà a chiudersi nel compito del regista di genere. La città verrà distrutta all'alba è un film che tenta di dare una motivazione al virus che si impadronisce di una città. Un materiale batteriologico l'ha invasa, provocando pazzia e violenza. L'esercito è costretto a passare al fuoco, ma non senza problemi. All'interno della solita storia horrorifica, che a volte perde anche le solide fondamenta che il regista riesce ad impiantare, c'è anche un tono romantico che rompe con il cinema di questo genere. La protagonista, un'infermiera, aspetta un bambino. Il dottore, che controlla l'evolversi del virus, contro tutte le direttive recepite la invia con una dose di antibiotico tramite il fidanzato. Mosso da compassione il medico tradisce le regole. Le cose peggioreranno solo. Romero decide di dare un tono malinconico per sostenere questa storia e va anche contro quella che è la sua consuetudine fortemente estranea a questi formalismi. L'evidente sforzo del regista sarà solo un modo per preparare la strada a capolavori futuri quali “Zombi - (Dawn of the Dead) ”, ad esempio. Il cast, tutt'altro che eccezionale, sembra muoversi per tutto il film nella maniera dinoccolata in cui si muovono i malcapitati colpiti dal virus. Il tutto è un'accozzaglia di rebus e di errori, più a livello narrativo, che tecnico. I numerosi buchi di sceneggiatura progressivamente si inspessiscono fino a diventare evidenti e persino fastidiosi. Più di una volta ci troveremo di fronte al quesito che riguarda le tute “anti-virus”. Quando devono essere indossate? Perché in alcuni luoghi si può contrarre il virus e in altri no? La pellicola però, nel complesso, scivola via leggera e il film è, a tratti, anche movimentato e gradevole. Vari espedienti vengono insinuati, a poco a poco, nell'intelaiatura della storia per cercare di dare un senso al tutto, che fondamentalmente non lo ha. La storia parallela della ragazza ritardata mentalmente né è un chiaro esempio.
Il finale porta il marchio di “casa Romero”. Tra i titoli di coda si intravede una spiegazione più chiara a questo virus. La sperimentazione di un'arma batteriologica ha portato al rilascio di una sostanza in grado di far impazzire l'uomo. Come al solito è la società ad essere criticata e questo è l'aspetto più interessante dei 103 minuti. La stanza da dove i dottori cercano di trovare una soluzione è la stanza del potere. Solo lì dentro ci si può togliere la scomoda tuta che sarà di ispirazione per la Umbrella di “Resident Evil”. Solo lì ci si sente al sicuro. La volontà di differenziare i due stati sociali è quindi netta. La società americana è osservata con uno sguardo estremamente diffidente e crudo. E se si pensa che siamo nel '73, il tutto ci sembra davvero coraggioso. La strada per “Zombi” è pronta.


VOTO: 6

RECENSIONE DI

MATTEO FANTOZZI

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