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LA CASA DI CRISTINA
(CHRISTINA'S HOUSE)
di Gavin Wilding
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Era dal 1990 che la classica lettera "c" a forma di falcetto insanguinato (moda inaugurata nei tempi ormai lontani de "La Casa" di Sam Raimi) non compariva nella locandina italiana di un film dell'orrore; in quell'anno i nostri ineffabili distributori diffusero infatti, nel giro di una sola estate, ben quattro prodotti di questo tipo : "La casa al n. 13", "Sola... in quella casa", "La casa 5" e "La casa 7". Per la gioia di eventuali nostalgici scoraggiati da dieci anni di digiuno, ci sono ben due "c" a forma di falce nel titolo italiano di questa nuova pellicola destinata al limbo della programmazione estiva, ideata, e non è certo un buon viatico, dagli autori del televisivo "Poltergeist". Christina, graziosa diciassettenne, vive in una villa isolata col padre ed il fratello; sua madre, pazza furiosa, è rinchiusa in manicomio, e sembra ben lungi dall'essere coinvolta nella catena omicida che si sviluppa tutt'attorno alla ragazza. Chi può essere il colpevole? Il fidanzato geloso, il timido factotum, il padre in sospetto di passioni incestuose o lo sceriffo esaurito? Con un occhio rivolto a "La casa in Hell Street" e l'altro a "La casa con la scala nel buio", Gavin Wilding tenta di creare tensione con dolly , riprese sbilenche e musiche snervanti, nonchè di confondere le acque esibendo personaggi uno più strambo dell'altro, a tal punto da degenerare in un umorismo non sempre volontario; malgrado tutto, la noia regna sovrana e, nell'assoluta mancanza di sangue, non basta certo una velocissima scena di nudo della giovane protagonista a colmare il desolante vuoto.
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VOTO: 2
RECENSIONE DI
FLAVIO GIOLITTI
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