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CARNIVAL OF SOULS
di
Herk Harvey
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Rimasta miracolosamente illesa dopo un incidente d'auto che è costato invece la vita ad un'amica, una giovane musicista lascia la città alla ricerca di una nuova occupazione nel tentativo di dimenticare l'accaduto; ma la sua esistenza non sarà più la stessa, a causa di incubi ad occhi aperti che la perseguitano inesorabilmente. Notevole horror metafisico, breve ma molto intenso, che poteva ridursi potenzialmente ad un semplice episodio esteso della celebre serie “Ai confini della realtà”, e che il regista e produttore Herk Harvey riesce invece ad elevare allo status di piccolo cult-movie grazie a sfoggi di tecnica non comuni: mirabile il modo in cui la fotografia in un ottimo bianco e nero e la perfetta impostazione delle inquadrature riescono a trasformare la riva di un fiume oppure un parco dei divertimenti deserto in scenari genuinamente angoscianti. Realizzato nel 1962, il film influenzerà nel corso degli anni parecchi autori: Mario Bava ne recupererà i ricorrenti flou ed il ciclico ritorno delle anime nello sfortunato “Lisa e il Diavolo” (successivamente rimontato, parzialmente rigirato, e poi distribuito col nuovo titolo “La casa dell'esorcismo” in cerca di miglior fortuna sul mercato italiano) , la velocizzazione degli inseguimenti da parte delle creature tornerà in “28 giorni dopo”, gli zombi che emergono dalle acque di un fiume si rivedranno in “La terra dei morti viventi”, mentre il medesimo finale a sorpresa verrà riutilizzato in innumerevoli altre pellicole (tra cui “Dead end” e “The locals”, per citare solo due esempi fra i più recenti); un remake soltanto nominale verrà prodotto da Wes Craven circa quarant'anni più tardi.
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VOTO: 8
RECENSIONE DI
FLAVIO GIOLITTI
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