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CAPTIVITY
di Roland Joffé

Jennifer Tree (Elisha Cuthbert, “ La Maschera Di Cera”) è la top model del momento, desiderata ed ammirata da tutti. Durante un esclusivissimo party a Soho, dove Jennifer decide di presenziare senza accompagnatori, la ragazza viene seguita e poi drogata. Rinvenuta dopo aver perso i sensi, Jennifer si ritrova segregata in una cella e costretta ad una serie di dolorose e disgustose torture; nel mezzo, la modella riconquista coraggio realizzando di non essere sola. A pochi passi da lei è infatti intrappolata un'altra persona: si tratta di Gary (Daniel Gillies, “Spider-Man 2” ), 30enne, al quale Jennifer si appoggerà per cercare l'insperata fuga dal misterioso e sadico rapitore. Roland Joffé, regista di opere lontane dal cosmo horror (“The Mission”, “Urla Del Silenzio”), cerca di sfruttare il momento d'oro del torture porn (debitore di film come “Saw - L'Enigmista”, 2004) cimentandosi nella sua prima opera sanguinaria. Joffé affida alla Cuthbert il ruolo di ragazza copertina, sia dentro che fuori dal film, che di fatto si aggrappa al physique du role di Jennifer e ai reiterati e brutali trattamenti a lei riservati. Jennifer prova a sopravvivere anche grazie all'aiuto dell'aitante Gary, anch'egli determinato alla fuga e (già che c'è) a fare bella figura di fronte alla donzella; il maniaco ha cattiveria ma scarsa inventiva, è tutto già visto, ci fosse il bambolotto “Captivity” potrebbe essere uno degli scialbi seguiti della saga dell'Enigmista. L'unica scena "impressionante" la è per me e per gli altri animalisti alla visione, il resto è poca roba e classifica inesorabilmente il film nella sezione "cloni malriusciti". Il tema riguardante l'effimera bellezza che crolla e si annulla a colpi di violenza (e anche qui è difficile considerarlo originale) è sviluppato debolmente facendo capolino nel finale, momento che, se non altro, risolleva il ritmo restituendo un po' di interesse alla trama e un po' di merito a Joffé (che non si dimostra certo un maestro dell'orrore, ma perlomeno regista solido). Attori finti come la scontata e riempitiva scena erotica, globuli rossi sparsi ma la lancetta del “brividometro” non si solleva. Nella casellina dei "+" cosa vogliamo metterci ? Forse lo scavalcamento del fattore noia, sicuramente la breve durata (85'); trascinare le pene di Jennifer ulteriormente sarebbe stata una tortura anche per noi. Tra le decine di film del genere “Captivity” non è certo indimenticabile e porta con sè l'aggravante del fatto che la violenza non è mai parsa così fine a se stessa; a demolirlo definitivamente, il fatto di essersi spudoratamente lanciato sul carro dei vincitori, senza contare l'uscita (l'anno seguente) del meraviglioso e shockante “Martyrs”, titolo ormai considerato pietra miliare del genere (e non) che ha ulteriormente messo in penombra i molti e insipidi "colleghi"; a riprova del fatto che anche un torture porn film può avere contenuti che trascendono il puro (e deprimente) sadismo.

VOTO: 5

RECENSIONE DI

LUCA ZANOVELLO

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