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THE BROOD - LA COVATA MALEFICA
di
David Cronenberg

Una delle prove più classicamente horror per il regista canadese ed una delle sue pellicole meno note nonostante l'ottima qualità del film, del cast e della regia. Probabilmente, ma è solo una mia supposizione, in questo film mancava ancora la "malattia" che ha reso Cronenberg oggi un punto di riferimento nel genere. I richiami classici del regista ci sono tutti ma espressi in una maniera non ancora estremizzata come avverrà poi in film come "La Mosca", (o come già avvenuto nel precedente "Il Demone Sotto la Pelle") ed altre pellicole di culto: l'ossessione per gli abissi della mente, per la malformazione vista come fattore estraniante dalla società comune, le atmosfere ospedaliere (qui per la verità evidenti per la presenza di una clinica come location più che per i giochi di luce e le scenografie da sala operatoria che avremo poi nei successivi film). "The Brood" è quindi una avvisaglia dell'esplosione che Cronenberg attuerà pochi anni dopo, sono presenti le tessere del "suo mosaico cinematografico" ma ancora scomposte sebbene rintracciabili in più punti. Una trama per la verità non elaborata e complessa come di solito ci si aspetta da questo estroso cineasta, ma la grande capacità di fondere con naturalezza situazioni estreme concettualmente e visivamente in un canovaccio visivo che rimane stabile anche nelle situazioni più impossibili proprio perchè, per la volontà del regista, per le situazioni suggeriteci durante la pellicola, le assurdità che vediamo diventano per magia le uniche soluzioni possibili e plausibili a dilemmi che qualsiasi altro mestierante della macchina da presa trasformerebbe in noiose e lineari trame horror. Quindi ancora un volta un plauso alla creatività perversa al servizio del cinema. La situazione base del film come detto non lascia presagire nulla di ciò che avverrà: una donna vittima di problemi psichici viene ricoverata in una clinica gestita da un dottore inventore di una terapia d'urto a nome "psicoplasmica". La donna, sposata e con una figlia, vive costantemente segregata come prescrive la cura e perfino al marito non è concesso vederla, durante la sua degenza però misteriosi crimini avvengono alle persone più vicine alla donna ed infine anche la bambina scompare. Ciò porta il marito a sospettare dei metodi della clinica e ad investigare privatamente sulle tecniche del sedicente dottore. Come detto si potrebbe tirare fuori di tutto da una trama cosi esigua, ma la cosa che fa la differenza è che queste righe erano nelle mani e nella mente di Cronemberg. Così le sedute di "psicoplasmica" diventano una terrificante tortura psicologica per i pazienti filmante in un modo assolutamente disturbante per lo spettatore (vedasi la scena di apertura), la presenza di malati di mente è un ulteriore fattore che sposta l'attenzione dello spettatore dalla vicenda per ricostruirla in una maniera distorta e folle, tanto che nel susseguirsi di interpretazioni ed indizi a metà che abbiamo finiamo per perdere di vista la questione arrivando a dare giudizi svianti sulla questione che si rivela ben più delicata del previsto. I misteriosi omicidi sono ben più difficili da risolvere di quanto sembri, la bambina scompare dopo che la maestra è stata uccisa sembrerebbe da due bambini (ancora Cronenberg ribalta le regole dell'horror trasformando il soggetto solitamente intoccabile, ignara vittima dei fatti, cioè il bambino in carnefice) ed infine la moglie è in una situazione ben più complessa di quella che sembra per tutta la durata del film che assume contorni precisi solo nella parte finale quando i pezzi del mosaico vanno al loro posto lasciando ci alle terrificanti visioni di Cronenberg che ancora deforma la realtà rendendola succube del potere della mente, limando i confini tra ciò che è concretamente reale e ciò che la mente può concretizzare. E il finale ribalta ancora tutto. Uscito nel '78 questo film dimostra come il regista fosse almeno dieci anni avanti rispetto alla concezione classica di horror; il voto è riduttivo rispetto al valore del film in se ma tiene conto del fatto che anni dopo lo stesso regista, affinate le sue visioni, creerà capolavori senza tempo.

VOTO: 7,5

RECENSIONE DI

DAVIDE "DE" MASPERO

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