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Ultimo horror per il cinema, per ora, del buon mestierante Fruet, che in seguito passerà a dirigere prevalentemente telefilm (fra cui diversi episodi della serie “Venerdì 13” , “The Outer Limits” e “Poltergeist: The Legacy”) e lungometraggi per la televisione. “Blue Monkey” è un monster-movie, datato 1987, che si lega al classico filone dei fantahorror degli anni '50 e che fu piuttosto ignorato dal pubblico al tempo della sua uscita. Una pianta esotica, coltivata in una serra da un'anziana signora, punge un uomo che rapidamente viene colto da malore e ricoverato in ospedale. Qui il malato rigurgiterà un verme ripugnante che ben presto assumerà le sembianze di un mostruoso e vorace insetto. I militari metteranno in quarantena l'ospedale, isolando tutto il personale e i degenti all'interno del posto, senza possibilità d'uscita. Così i nostri dovranno vedersela da soli contro la mortale minaccia, che tra l'altro inizia a riprodursi sfruttando i corpi umani come “incubatrici viventi” per i suoi pargoli. Venato da tratti spiccatamente ironici, il film si mantiene a fatica in equilibrio fra serio e faceto, funestato soprattutto da una sceneggiatura approssimativa e zeppa di passaggi dozzinali. Lo stesso Fruet, seppur ci regala alcuni gustosi momenti, sembra svogliato in sede di regia e si limita a far scorrere la vicenda in modo standard e, invero, piuttosto piatto. Non mancano momenti splatter divertenti, nonostante gli effetti speciali della Sirius Effects non siano sempre all'altezza, specie quando entra in scena l'enorme insetto. Di mestiere il cast che annovera anche una godibile, seppur breve, prestazione di John Vernon. Fondamentalmente “Blue Monkey” resta un film guardabile, divertente a tratti, ma che si dimentica molto rapidamente dopo la visione. Conosciuto, in alcune edizioni home-video, come “Insect” e “Invasion of the Bodysuckers”.
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