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BLOODY MURDER
di Ralph Portillo

Dopo l’enorme successo di “Scream” , lo slasher pare riprendere vita con tutta una serie di prodotti che si popolano di teenagers e psychokiller. Anche il mercato home-video si riempie di epigoni del film di Craven e tale “Bloody Murder” è stato un discreto successo di cassetta. Vuoi forse per il periodo propizio in cui è uscito, vuoi per la miscela di elementi dello slasher anni ’80 ( il camping, l’omicida mascherato in stile Jason Vhoores ) e di quello fine anni ’90 (la struttura “whodunit” a colpi di scena multipli, l’ironia usata come “ammorbidente” per le scene più macabre) e vuoi per il tasso gore bassissimo che ne ha permesso la fruizione ad un vasto pubblico. “Bloody Murder” è comunque un film brutto e molto noioso. Nel solito camping americano c’è la solita leggenda del killer mascherato (tale Trevor Moorehouse) che vaga nei boschi vicini e che, motosega alla mano, è in cerca di vittime. La leggenda è usata da pretesto, da parte dei campeggiatori, per inscenare un gioco in stile “nascondino” dove una persona si maschera da killer e spaventa gli altri. Ovviamente presto inizierà una catena di omicidi con il consueto “insospettabile” nei panni dell’assassino. La regia di Portillo è talmente impersonale che è difficile accorgersi della sua presenza, la sceneggiatura è banale e ricca di “buchi” e non c’è neanche dello splatter (ultima risorsa in questi casi) a vivacizzare la questione. Solamente noia ed interminabili dialoghi condiscono la trita zuppa. A questo punto direi che è meglio la “serie z” più strampalata che questo pseudo-horror futile ed imbarazzante.
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VOTO: 4

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