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L'AVVOCATO
DEL DIAVOLO
(THE DEVIL'S ADVOCATE)
di Taylor Hackford
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Non molto spesso
la macchina da soldi americana produce film degni di
nota, men che meno sul versante horror, quindi rendiamo
giustizia a questo film che pur non essendo un horror
puro (è più corretto dire thriller/horror) si erge sopra
la media, dove finalmente un budget elevato non serve
solo a coprire buche di sceneggiatura. Partiamo dal
cast che annovera attori come Keanu Reeves, Charlize
Theron e quel gigante che è Al Pacino (probabilmente
uno tra i migliori al mondo in questo momento). La trama
vede Kevin Lomax (Keanu Reeves) nei panni di un avvocato
in carriera che passa dalle cause (tutte vinte) di provincia
ai casi più corrotti e intricati di New York dove si
trasferisce con la moglie Mary Ann Lomax (Charlize Theron)
in quanto assunto dal più importante studio legale della
città, diretto da John Milton (Al Pacino). Ma il prezzo
da pagare per il denaro e la fama sarà alto, a partire
dalla sua stessa persona fino alla salute, fisica e
mentale, della moglie e oltre. Il regista, di cui personalmente
non conosco l'operato precedente, ci regala un film
veramente ispirato, con un'ottima regia, sempre dinamica
che tiene lo spettatore incollato al video. Non ci sono
momenti di stanca nella narrazione complice anche l'ottima
prova di un Keanu Reeves in stato di grazia e di Charlize
Theron, effettivamente credibile nei panni della moglie-giocattolo
di un brillante avvocato. Nota a parte per Al Pacino,
assolutamente sopra le righe in un'interpretazione perfetta.
Il film appare in molti tratti, specialmente nella prima
parte, ispirato dal favoloso "Rosemary's
Baby" di Polanski (e
non potrebbe essere altrimenti quando si tratta del
diavolo) come nella scena della camminata col coltello
nel corridoio, o nella follia progressiva che assale
Mary Ann, solo che qui lo sviluppo è meno ossessivo
e claustrofobico rispetto al film di Polanski perché
la vicenda è vista più spesso dagli occhi dell'intraprendente
Kevin Lomax, costruendo il film su un fantastico dualismo
tra Reeves e Pacino. Ottima sceneggiatura, atmosfere
ben realizzate, complici le scenografie irreali ed oniriche,
e una tensione crescente, in un continuo gioco di luci
e ombre; infatti l'intero film è una preparazione per
l'esplosione finale: un quarto d'ora di pathos dove
tutto si rivela, retto dal grande Al Pacino in maniera
superba, con un monologo finale che da solo varrebbe
tutto il film. Come in molti film di questo tipo l'horror
più che vederlo si respira: è tangibile nella cupa disperazione
di Mary Ann, psicologico nella degenerazione morale
di Kevin, "biblico" nella figura perversa, ricercata
e contemporaneamente concreta di John Milton. E vi assicuro
che tutto ciò vale molto di più di un paio di scene
splatter buttate li a caso. Un film da non perdere..
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VOTO: 8
RECENSIONE DI
DAVIDE "DE" MASPERO
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