Aoyama, vedovo e con un figlio
a carico, vorrebbe trovare una donna da sposare. Il
suo amico, produttore cinematografico e televisivo,
lo convince a cercarla con l’ausilio di una
falsa audizione per un film che in realtà non
verrà mai realizzato. Cosi’ Aoyama accetta
e, dopo aver visto varie candidate, rimane colpito
dall’eterea ed androgina Asami. Costei sembra
perfetta: accetta il corteggiamento dell’uomo,
è dolce e servile, amorevole e comprensiva.
In Aoyama nasce un’attrazione profonda ed un
amore ossessivo. Ma chi è in realtà
Asami ? Un vortice di orrore e dolore sconvolgerà
la vita di Aoyama. “Audition” è
un film profondo ed inquietante che si divide in due
parti nette. Nella prima, nonostante ci sia un filo
tagliente di tensione in sottofondo, ci troviamo in
una situazione di apparente calma in cui sboccia una
storia d’amore. Nella seconda, improvvisa e
debordante, l’orrore brutale ed il dolore fisico
la fanno da padroni, esplodendo in un climax altamente
disturbante. Miike intesse una vicenda con personaggi
densi di contrasti che riflettono in se stessi tutti
i forzati “tradizionalismi” della società
nipponica e tutta la voglia di valicare i tabù
segretamente repressi. Vittime e carnefici si confondono,
esattamente come realtà e dimensione onirica
all’interno del film. Amore diventa sinonimo
di distruzione, disgregazione, piacere e dolore fusi
assieme. L’aspetto tecnico del film è
praticamente impeccabile con montaggio, fotografia
e soprattutto attori eccellenti. La parte finale della
pellicola (grazie all’uso perfetto della soggettiva
e della pseudo-soggettiva) metterà a dura prova
lo stomaco e i nervi dello spettatore, lasciando uno
stato d’inquietudine che perdura (almeno per
me, è stato cosi’) oltre la visione del
film. Ispirato ad un romanzo di Ryu Murakami.