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Immaginatevi
chiusi tra quattro mura lisce e senza la minima apertura,
da soli, a farvi compagnia solo una soffusa luce rossa,
della quale non riuscite ad individuare la fonte; una
sola certezza: dovete morire, e non di certo per mano
vostra. Che sensazioni provereste? Probabilmente le
stesse che vi assaliranno guardando questo film, che
rispetto alla scena descritta prima ha solo una scenografia
più ampia e un numero maggiore di vittime, per il resto,
luce rossa e opprimente senso di morte compresi, vi
ritroverete davvero chiusi in quella stanza, della quale
solo il maestro Bava conosce l'uscita, e credetemi,
lui di certo non vi lascerà scappare via! Stanze chiuse
a parte, questa variazione sul tema del "Delitto perfetto"
del grande regista italiano è davvero molto valida e
spicca per le brillanti doti narrative e tecniche, luce
rossa in primis. Del resto, pur trattandosi di un classico
tema del cinema giallo e del terrore, risultati così
buoni era lecito aspettarseli da un artista che non
manca mai di infondere alle proprie opere il suo personalissimo
stile. Dario Argento stesso, nelle sue prime tre opere,
dimostrerà d'aver appreso appieno tale lezione di cinema.
L'ennesima dimostrazione dell'eccelso e prolifico genio
creativo di Mario Bava.
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