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Non me ne vogliano
gli estimatori dei vari Craven, Hooper o Carpenter,
se dico che Mario Bava è la storia del cinema Horror,
maestro d'arte cinematografica in Italia e all'estero,
e non solo per le sue collaborazioni con registi del
calibro di Tourneur o per gli apprezzamenti di affermati
cineasti contemporanei; in questa pellicola, datata
1963, il regista sanremese dimostra infatti tutto il
suo talento di "alchimista" filmico. "I tre volti della
paura" sono la rappresentazione di altrettanti racconti
del terrore e del soprannaturale scritti da Cechov,
Tolstoi e Maupassant, che hanno per titolo "Il telefono",
"I Wurdulak" e "La goccia d'acqua". In veste di presentatore,
oltre che di attore nel secondo episodio (il più debole
dei tre, ma non certo per la sua prestazione) troviamo
uno che non ha sicuramente bisogno di presentazioni:
Boris Karloff, interprete di molti dei numerosi mostri
in bianco e nero, che terrorizzavano le platee a partire
dagli anni '30. Inutile dire che fotografia di questo
film è semplicemente eccezionale, latrice di atmosfere
cupe e rarefatte, cesellate da un maestro delle luci
e delle ombre come Mario Bava. Nella conclusione spicca
una nota ironica, che non guasta la resa complessiva
del film, anche se effettivamente, come dice lo stesso
Karloff: "Coi fantasmi c'è poco da scherzare, perché
si vendicano!".
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