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Danny Boyle (
“Piccoli omicidi tra amici” , “Trainspotting”,
“The Beach” ecc…) si tuffa, con il
suo tipico stile di regia, in questa storia che incrocia
horror e fantascienza catastrofica. Alcuni animalisti
fanno irruzione in un centro di sperimentazione scientifica
sulle scimmie. Con orrore, il gruppo scopre gli atroci
esperimenti cui sono soggette le povere bestie e decide
di liberarle. Mal gliene incoglie poiché gli
animali sono infetti ed in grado di trasmettere un terrificante
virus che tramuta, in pochi secondi, gli umani in ossessi
sbavanti e feroci. 28 giorni dopo , assistiamo al risveglio
di un ragazzo di nome Jim che era ricoverato, in stato
comatoso, all’ospedale di Londra. Jim, che nulla
sa della tremenda epidemia, inizia a vagare per la città
deserta alla ricerca di qualcuno ancora in vita. Da
qui ha inizio l’odissea del giovane che incontrerà
branchi di feroci “infetti” ed alcuni umani
“sani” che si difendono per sopravvivere.
Inoltre, la radio capta una sola stazione che manda
a rotazione un appello, da parte di un gruppo militare
di Manchester, che invita tutti i sopravvissuti in circolazione
ad unirsi a loro. L’atmosfera desolata ed angosciante
della Londra devastata, la fotografia fredda e sgranata
e l’ottima colonna sonora (a cui ha collaborato
Brian Eno) rendono i primi 20 minuti di questo film
decisamente terrificanti e disperati. Poi la pellicola
ridimensiona la sua riuscita poichè la tensione
cala progressivamente, l’originalità latita
ed il finale non convince del tutto. Eppure, nonostante
ciò, è piacevole notare l’atmosfera
“europea” di questo film che prende le distanze
dall’aurea patinata di molti prodotti “made
in USA” che imperversano nelle nostre sale cinematografiche.
Interessante anche la scelta di Boyle di adoperare sia
la pellicola che il digitale per trasmettere sensazioni
diverse. Il digitale difatti viene usato per conferire
al film un taglio “realistico” e decisamente
crudo. Le citazioni abbondano (“Demoni”
di Bava , “Resident Evil” e la trilogia
sugli zombie di Romero) anche se, a mio parere, non
sempre risultano ben inserite nel contesto e spesso
anche i “messaggi morali” che il regista
ci invia, lungo il corso della vicenda, sono forzati
e forse un po’ ruffiani. Anche se non ci troviamo
dinanzi ad un capolavoro, questo “28 Giorni Dopo”
risulta essere un film interessante che merita la visione..
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