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LA VENGANZA SI CONSUMA IN SOFFITTA
di Alberto Genovese

Nuovo corto horror per Alberto Genovese che stavolta, ancor più che nel precedente “Neve”, realizza un'opera completamente da solo; regia, riprese, recitazione, montaggio, soggetto, tutto in tre locations (una camera, un soppalco e il breve interno di un'automobile). Considerando i limiti davvero estremi di spazio e mezzi, genovese confeziona un prodotto di stampo dichiaratamente trash di tutto rispetto. La storia è semplice: un malvivente riceve una telefonata, nel cuore della notte, che lo informa che un suo ex-socio in “affari" è appena uscito di carcere ed è animato di pessime intenzioni nei suoi confronti. Così si scatena il panico e il protagonista si mette alla ricerca di un vecchia pistola che ha nascosto da qualche parte in casa. Prova a vedere se si trova in soffitta e lì, prima dell'arrivo del suo degenerato nemico, verrà colto da strane e ossessive visioni. Citando il cinema horror/trash spagnolo e messicano sin dal titolo ed inserendo anche sottili citazioni letterarie (“I topi nel muro” di Lovecraft), Genovese si muove bene negli spazi ristretti usando un montaggio volutamente sporco, filtrando la fotografia e realizzando anche alcune inquadrature pregevoli e bizzarre. “La venganza…” è un corto semplice che denota limiti e pregi al tempo stesso, vedasi la parte audio piuttosto cacofonica eppure funzionale nella ritmica del susseguirsi delle immagini. Lo stesso soggetto, per quanto pretestuoso, è funzionale ad una storia che vuole mettere in scena sensazioni di alienazione e puro delirio visivo e che, spesso, ci riesce. Per esser realizzato in soli tre ambienti (in realtà due, poiché la soffitta è un piccolo soppalco sito nella stessa stanza) e in assenza quasi totale di mezzi e ,soprattutto, per il fatto di non cercare di darsi alcun senso morale o logico, c'è da fare un applauso per il risultato finale che è di sicuro intrattenimento.

VOTO: 6,5

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