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PENANCE
di Daniele Misischia

Capitolo conclusivo di una concettuale trilogia da parte del regista indipendente Daniele Misischia che, in questo ultimo atto, esplora il mondo del torture-porn . La trama si risolve in poche righe ossia c'è un uomo, il carnefice, c'è una donna, la vittima legata, c'è una serie di supplizi ai danni di quest'ultima. Ma il ruolo di cacciatore e preda può ribaltarsi, da un momento all'altro… Appoggiandosi ad un plot minimalista e di puro pretesto, Misischia mette in campo un certo gusto visivo per la composizione delle immagini unito ad un editing nevrotico, da videoclip, grazie al quale dona buon ritmo all'intera vicenda. La fotografia rimanda ad atmosfere alla “Hostel”, ma le torture, se si esclude la violenta scena del chiodo nella gamba, non riescono a colpire nervi e sensibilità dello spettatore. Pertanto la buona confezione del prodotto, visto e considerato anche il budget inesistente, e la velocissima regia riescono a mantenere su un valido livello “Penance” che, pur non avendo nulla di originale da raccontare, intrattiene senza cali di ritmo per la sua (breve) durata. Peccato per l'audio, non sempre all'altezza.

VOTO: 6,5

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