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GILDA 2000
di Alberto Carbone

Vicenda claustrofobia diretta con polso da Alberto Carbone che si basa su un interessante soggetto di Massimo Ferrara. Omar è un uomo sempre alle prese con problemi di pagamento d'affitto che vive un'esistenza divisa fra lavoro e casa, con pochissimi contatti umani. Ma il bisogno di comunicare e fantasticare trova sfogo in internet, dove Omar è uso chattare assiduamente. Durante una delle tante notti nella chat, il “nostro” conosce una ragazza che lo attira particolarmente e che gli invia delle foto piuttosto osè. Progressivamente, per Omar, la ragazza diviene un'ossessione ma c'è qualcosa di strano nel loro rapporto…c'è qualcosa di terribilmente malato. Girato in bianco e nero, con buona cura della fotografia, “Gilda 2000” è un corto che riserva attimi di tensione notevoli. Specialmente nelle prime sequenze, in cui Omar riceve i files-immagine dalla ragazza, si respira un'aria d'attesa inquietante. Interessante la riflessione sull'isolamento del moderno uomo-medio e sul mondo delle chat-lines, luoghi in cui gli individui indossano maschere, coperti dall'anonimato del loro computer, ed intessono rapporti umani mediati dalla freddezza della comunicazione digitale. Gli attori s'impegnano moltissimo e ottengono risultati egregi dal punto di vista dell'espressione mimica, anche se dimostrano qualche limite dal punto di vista della recitazione verbale. Lo stesso finale di corto, seppur divertente ed azzeccato nell'effetto sorpresa, accusa un calo di tensione che spezza un po' l'atmosfera di pathos che accompagna la vicenda. Ciò nonostante, “Gilda 2000” è un valido esempio di cinema indipendente, girato con pochissimi mezzi ma con grande passione ed interessanti capacità.

VOTO: 7

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