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ESCHE FRESCHE
di Fabio Bianchini

Un ragazzo si reca a pescare in riva al fiume. I suoi lanci però non danno alcun frutto e, senza neanche un pesce, il “nostro” decide di prendere una barchetta per arrivare sull'altra sponda, sperando che la zona sia più pescosa. Ma ciò che troverà di là sarà un incubo ad occhi aperti. Un incubo grondante sangue. Dopo “Gay.it”, Bianchini torna alla regia di un cortometraggio in cui l'ambientazione soleggiata e serena fa da contrasto ad un'improvvisa esplosione di violenza e orrore. Prosegue la ricerca della cura stilistica, specie nell'inquadratura, da parte del regista che stavolta si appoggia ad una storia più semplice di quella trattata nella sua opera precedente. Ed in effetti “Esche Fresche” presenta alcuni momenti visivi efficaci e di buon impatto, ben rendendo l'idea di calura estiva opprimente e di carne rancida. Ma quel che non funziona è l'assemblaggio generale dell'opera che presenta piccole sbavature, che spesso guastano la bella atmosfera che circonda i personaggi. Un montaggio non sempre convincente, un audio con alcuni fruscii fastidiosi e spesso una resa frettolosa di scene topiche, inficiano sul risultato finale. Badate bene, sto facendo queste osservazioni solo per sottolineare come sia un peccato vedere una tecnica pregevole, come quella di Bianchini, inciampare in queste piccole falle, quando avrebbe potuto , con un pizzico di perizia in più, rendere decisamente migliore il tutto. Fondamentalmente “Esche Fresche” non è un corto dal plot originale, ma punta su una regia ed una fotografia capaci di creare tensione e morbosità. E ci riesce solo in parte.

VOTO: 6,5

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