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EEL GIRL
di Paul Campion

Una coppia di scienziati si trova in un laboratorio militare, destinato alla ricerca e alla sperimentazione genetica. Frutto degli esperimenti è una bizzarra creatura, sorta d'incrocio fra una femmina umana ed un'anguilla. Quando uno dei due scienziati sarà costretto ad abbandonare momentaneamente il laboratorio, l'altro si troverà incapace di resistere al richiamo sessuale della “donna anguilla”… Semplicissimo nel plot, stringato ed essenziale nei suoi 5 minuti di durata e molto curato nella confezione, questo cortometraggio neozelandese dello specialista in effetti visivi Paul Campion (“Sin City”, la trilogia de “Il Signore degli anelli”, “30 giorni di buio”), si segnala più per la forte componente erotica che per la vicenda d'orrore che narra. Difatti, oltre la già menzionata cura estetica (a suo favore gioca anche un budget più che onorevole di circa 30.000 dollari), ciò che funziona maggiormente in “Eerl Girl” è proprio la carica sessuale, ed il conseguente gioco di seduzione, fra l'umano e la mutazione. Quest'ultima, interpretata dalla statuaria, ed esordiente, attrice/modella Julia Rose, è il punto di forza del cortometraggio in questione grazie ad un make-up di eccellente fattura e grazie alle sue movenze sensuali e plastiche, da “predatore anfibio”, con le quali attira in trappola le prede. Realizzato in un solo set, “Eel Girl” non ha in realtà molto da dire né tantomeno comunica emozioni intense o possiede twist spiazzanti, ma rappresenta essenzialmente un esercizio di stile ed effetti speciali, da parte del suo autore. Godibile, sicuramente, ma si dimentica poco dopo la visione.

VOTO: 6,5

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