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DIMENSIONI
di Stefano Visintin

Siamo all'interno di una stanza d'ospedale, una ragazza è distesa in un letto, addormentata a furia di sedativi. Ha subito un selvaggio stupro ed ora viene mantenuta in uno stato comatoso, per cercare di contenere eventuali shock da risveglio. Ma la giovane vive comunque il suo trauma in profondità, dentro se stessa, oltre la dimensione della realtà, vittima di incubi che la riportano al fatidico momento della violenza che ha subito. E scavando dentro l'orrore sarà in grado di vedere un orrore ancora più grande… Stefano Visintin (“Vittima del desiderio umano”, “Tutto muore”) ha un suo personale percorso nel cinema amatoriale nostrano. Un percorso fatto di opere che sfruttano la dimensione onirica per parlare di tematiche profondamente umane quali paura, odio, vendetta ed infine morte. Coerente con questo stile narrativo, “Dimensioni” basa il suo esile plot sull'accavallarsi di vari piani di realtà che svelano, poco a poco, l'orrore del quotidiano. Il ritmo fortemente cadenzato, la scelta spesso estrema delle inquadrature, l'onnipresente musica (che spesso trasforma il corto in un vero e proprio videoclip) e i dialoghi scanditi in maniera quasi robotica, rendono a tratti ardua la visione dell'opera in questione. Non mancano immagini di forte impatto ed intuizioni “visionarie” ben realizzate, nonostante i pochi mezzi a disposizione, ma al tempo stesso una certa rozzezza nella confezione e, soprattutto, le situazioni di violenza piuttosto approssimative nella resa scenica, inficiano negativamente sul risultato finale.

VOTO: 6

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