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CINQUE CERCHI ROVENTI
di Lorenzo Lepori

Due coppie di tossici. La prima assuefatta all'eroina, la seconda al sesso e alla violenza. L'interazione, fra di esse, porterà ad una dolorosa e grottesca catarsi. Preferisco non entrare nel dettaglio del plot di “Cinque cerchi roventi” poiché probabilmente finirei con l'anticipare elementi ed eventi che potrebbero lenire l'impatto brutale, nei confronti dello spettatore, dell'opera stessa. Sarebbe un torto nei confronti del suo autore, Lorenzo Lepori (“Il vangelo secondo Taddeo” , “Resurrection in Blood”) che evidentemente gode nel far parlare di sé attraverso gli eccessi e fa sguazzare le sue creazioni in ambientazioni degradate, popolate da individui da sottobosco psicotico. Mediometraggio girato in un cupo bianco e nero, “Cinque cerchi roventi” strizza l'occhio al cinema di Cronenberg ed anche a quello del teutonico Buttgereit, passando rapidamente per Tsukamoto, senza mai perdere di vista però la propria personalità. Colpi bassi a ripetizione, sangue, violenza metodica ed insistita sono gli ingredienti in cui Lepori inzuppa la sua creazione e, di conseguenza, lo spettatore stesso. I mezzi di produzioni sono risibili ma, nonostante ciò, l'atmosfera funziona così come i volti degli attori che, purtroppo, offrono prove altalenanti durante il corso della vicenda. La parte pseudo-realista e quella dell'orrore grottesco convivono grazie al trait d'union costituito dal sesso, vero motore, ossessione e condanna del nostro squallido vivere. Imperfetto ed interessante.

VOTO: 7

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