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1) Chi compone la Dead Butterflies Productions?
Francesco:
La Dead Butterflies è composta da me e da Andrea. Naturalmente
poi molta gente ruota intorno alle farfalle morte.
Andrea : vorremmo
anche ringraziare Bob Del Furia, il grafico, ed Elena Goti,
la fotografa, poi tutti quanti gli sponsor che ci hanno permesso
di realizzare questo prodotto, chiaramente...
Francesco: Alla
fine la Dead Butterflies Productions è nata esclusivamente
per la realizzazione di questo fotoromanzo. Il nome è
in inglese proprio perché la nostra protagonista è
inglese. Ci sembrava una cosa carina. Lei era anche presente
quando abbiamo deciso il nome, era d’accordo con la
nostra teoria che le farfalle sono l’unico animale che
ha il cadavere poetico. Cioè, non l’unico animale
che è affascinante anche da morto, intendo proprio
poetico. Hai mai visto una farfalla morta sull’asfalto?
La farfalla muore con le ali spiegate, sembra che sia li da
sempre, e la cosa più sconvolgente per me, è
che cessa di essere un animale e per un po’ diviene
un fiore. Una farfalla morta sulla strada sembra un fiore
sbocciato sull’asfalto. Ecco, questo mi sono sempre
sembrate le farfalle morte. Dei fiori. Mi sembrava un nome
appropriato per un fotoromanzo che parla della vita dopo la
morte.
2) Negli anni '70 vi erano alcuni fotoromanzi
horror gotici realizzati estrapolando fotogrammi da film allora
in voga. Il vostro "Ombre d'Ottobre" è tutt'altra
cosa però...
Andrea:
Ombre d'ottobre nasce da zero, ci siamo trovati ed abbiamo
deciso di scrivere due storie "gotiche" il cui unico
limite fosse la "realizzabilità" pratica...
Poi con nostra sorpresa abbiamo scoperto che le due storie
potevano anche essere unite sotto un unico concept, che è
più o meno la vita oltre la morte, e così abbiamo
deciso di renderle l'una continuazione dell'altra, lasciandogli
comunque vita propria all'interno del fotoromanzo...
Francesco: Per
quello che mi riguarda, ho sempre ritenuto i fotoromanzi interessanti.
Anche prima dell’incontro con Andrea e del “suggerimento”
di Montanari, pensavo che mi sarebbe piaciuto farne uno, anche
se poi è partito tutto da quell’ incontro. Quando
ero piccolo, voglio dire dodici o tredici anni, il primo fotoromanzo
che mi capitò tra le mani, aveva come protagoniste
Moana Pozzi e Cicciolina. Già questo ti fa capire che
si trattava di roba di qualità, visto che era il meglio
del meglio che all’epoca potevi sperare di vedere in
un fotoromanzo di quel tipo. Ma la cosa che mi colpì
fu che il fotoromanzo, oltre ad essere in bianco e nero, aveva
un storia, era una specie di giallo. Era fotografato non come
un estrapolazione di fotogrammi, ma come un vera e propria
storia. E c’erano alcune foto in particolare, di un
tipo che naturalmente usava il suo”attrezzo” come
grimaldello, che cercava di entrare in casa di Moana e Cicciolina.
Così nella notte fuori della casa, mentre lui studiava
il modo per entrare, le foto facevano veramente il loro effetto.
Fuori dal contesto porno voglio dire. Anche se personalmente
ho sempre pensato che fosse una grossa forzatura. Cioè,
se voleva entrare per “farsele”…beh credo
che sarebbe bastato suonare no? Comunque a me quelle foto
sembravano veramente paurose, anche se poi nessun mio amico
era d’accordo nell’esaltare quella parte del fotoromanzo.
Alla fine il fotoromanzo andò perduto e per un po’
non ci pensai più. Poi, con il tempo, è tornato
alla mente, voglio dire, mentre facevo la mia tesi sull’horror
e studiavo le varie contaminazioni. E da li è nata
una parte della mia idea. Certo, come ispirazione di “Oltre
la porta” non è particolarmente nobile. Ma è
pur sempre la verità.
3) Cosa ha ispirato le storie che compongono "Ombre d'Ottobre"?
Ritenete tale opera comprensibile a tutti o solo per un pubblico
di nicchia?
Francesco
: Oltre il fotoromanzo porno vuoi dire?
Personalmente ero interessato a creare una storia che cercasse
di riportare gli istanti che precedono l’entrata di
alcuni studiosi in una casa infestata. Mi è capitato,
in passato, di dormire in case infestate ed ho sempre trovato
il momento dell’entrata particolarmente interessante.
Si dicono cose assurde, è una sorta di diario che fai
mentalmente del significato per cui hai deciso di dormire
in una casa infestata. Una sorta di esorcismo. Perché
personalmente sono scettico, ma questo non significa che non
finisco per auto condizionarmi sul fatto che in quella casa
potrebbe esserci qualcosa. Suppongo sia una reazione umana,
non una questione di essere più o meno disposti a credere
ai fantasmi. Così, mi interessava vedere come un personaggio
totalmente scettico, si comportava prima di entrare in una
casa ritenuta infestata, quali giustificazioni si dava per
superare quell’ impatto e aprire la porta. Volevo fotografare
quel tipo di tensione. Il protagonista della mia storia parla,
tra le altre cose, in modo criptico perché, alla fine,
credo che ci siano dei momenti in cui chiunque pensa in modo
criptico, dove il senso è chiaro, ma non tutto quello
che si pensa ha veramente coerenza con la situazione. Non
so dirti se “Ombre d’ Ottobre” è
di nicchia. Forse la mia storia è risultata molto più
dark di quello che pensavo all’inizio e, chi l’ha
letta, ha detto che l’ha trovata molto complessa. Io
l’ho preso come un complimento. Certo, io credo che
ogni storia sia alla fine comprensibile a tutti. Poi, il piacere
o meno, diviene una questione di gusti. Le nicchie sono formate
generalmente sia da un pubblico competente che da un pubblico
che si auto ghettizza. Quello che si auto ghettizza, finisce
per non vedere al di là del suo naso e trova difetti
veri o presunti su tutto quello che vede e che non rientra
nell’unico canone che ha deciso di seguire e che, generalmente
capita così, presto abbandonerà. Come la maggior
parte degli scrittori quindi, non sono interessato veramente
a stabilire se voglio scrivere una storia per un pubblico
di nicchia oppure no. Mi piace pensare di scrivere una storia
e basta. E questo è quanto.
Andrea: Per quanto
mi riguarda, l'ho scritto anche dentro il fotoromanzo come
intro alla mia storia, non saprei indicare direttamente le
ispirazioni cinematografiche o letterarie dietro al racconto,
anche se sono certo che sono moltissime... Ad essere onesti
devo dire che la mia storia purtroppo non è altro che
"l'allegoria" della fine di una lunga storia d'amore
che stavo vivendo in quel periodo, niente di più niente
di meno... E per questo certo che la ritengo comprensibile
a tutti, altrochè…
4) C'è qualche
film horror in particolare che vi ha ispirato ?
Andrea:
Praticamente ho già risposto... L'unica cosa che posso
aggiungere è che il mio "background", pur
comprendendo ampiamente l'horror, è del tutto diverso
e variegato, come del resto è del tutto diverso ciò
che scrivo di solito...
Francesco : Beh,
per quello che riguarda la mia storia, l’ispirazione
principale è, naturalmente con tutti i limiti del caso,“The
Blair Witch Project”, questo perché volevo creare
qualcosa che avesse un atmosfera facilmente fotografabile.
Quando fai esperimenti come “Ombre d’Ottobre”,
non sai mai dove vai a parare. Ma poi se ci penso, la storia
del film sulla strega di Blair, c’entra poco o nulla.
In realtà “Oltre la porta” in “Ombre
d’Ottobre” è semplicemente una storia di
fantasmi. Per la fotografia invece, volevo che si cercasse
di fare qualcosa di simile alla fotografia dei film degli
anni Trenta e Quaranta prodotti dalla Universal. Per carità,
non mi aspettavo certo di raggiungere quei livelli. Però
ho chiesto alla fotografa di tener bene in mente “La
moglie di Frankenstain” di James Whale. Quando mi ha
detto che non sapeva di cosa stavo parlando e che lei voleva
fare la cantante jazz…beh, alla fine abbiamo fatto del
nostro meglio e comunque il risultato a parer mio c’è
stato. In ogni caso “La moglie di Frankenstain”
è sicuramente tra i film che mi hanno ispirato.
5) Quali ambizioni
e sogni covate con il vostro fotoromanzo gotico ?
Andrea:
Che qualcuno si accorga di noi, del nostro lavoro, e ci permetta
magari di ottenere una migliore distribuzione per questo fotoromanzo,
ed ancora una maggiore qualità per un eventuale prossimo...
Francesco : Diventarci
ricco e famoso. No dai, scherzo, come dice Andrea ciò
che spero è di riuscire a trovare qualcuno che mi permetta
di farne altri. “Ombre d’Ottobre” è
una sorta di numero zero. E’ comunque una piccola cosa
con tutti i difetti dell’esperimento. Mi piacerebbe
realizzare altri numeri. Io poi ho altre storie pronte. Non
solo gotiche o horror. Ad esempio, adesso, sto lavorando ad
una storia di fantascienza, da tradurre in fotoromanzo, con
una mutazione come protagonista. Vorrei solo che qualcuno
mi desse la possibilità di realizzare queste storie.
Tutto qui. Ma suppongo che questo sia un desiderio che hanno
in molti.
6) La confezione, le
foto e l'impaginazione del fotoromanzo sono eleganti. Chi
ha curato quest'aspetto grafico ?
Andrea: Noi
stessi e poi Bob Del Furia, il grafico che ha curato tutta
l'impaginazione e chiaramente Elena Goti, la fotografa che,
oltre agli scatti, ha collaborato ampiamente all'elaborazione
grafica delle foto...
Francesco : Tra
le altre cose l’elaborazione delle foto è stata
fatta tutta nello studio di Elena. L’impaginazione invece
è stata fatta negli studi della “Pictura Studio”
con l’aiuto di Bob Del Furia che non finiremo mai di
ringraziare. Valentina Paggi poi, che ha curato la prefazione,
è stata veramente grandiosa. Tra le altre cose adesso
sta lavorando per una casa editrice importante ed è
sommersa di impegni. La mia riconoscenza per lei non ha limiti.
Una delle cose fondamentali che vorrei però sottolineare,
è che tutto questo non sarebbe stato possibile senza
l’aiuto degli sponsor. “Milo Pepe Hair & More”
su tutti. Oltre naturalmente a “Foto Video”, “Long
Playng”, “Smile Bar” e “Fumettopoli”.
So che lo avevamo gia detto prima, ma non sono molti quelli
che credono in queste idee. Per lo meno non dalle nostre parti.
Poi, vorrei ringraziare anche te che, non solo ci hai permesso
di far conoscere il nostro lavoro, ma hai anche contribuito
al progetto con un ottimo pezzo sul retro di copertina. Per
noi è stato veramente un onore. E se qualcuno pensa
che in questo momento stiamo facendo i ruffiani, beh.. personalmente
credo sia un problema suo.
7) Quali autori letterari
vi hanno ispirato maggiormente ?
Francesco:
Beh…so che può sembrare strano, ma l’ispirazione
principale mi venuta senza dubbio da alcune opere di Shakespeare.
Poi ovviamente ci sono Cicciolina e Moana…
Andrea: Come ho
già detto io vengo da un "background" un
po' diverso dall'horror, per cui mi limito ad elencarti un
po' dei miei autori preferiti che certamente mi hanno influenzato
ben bene: al primo posto in assoluto Charles Bukowski, poi
Ammaniti, Welsh, King, Lansdale, Carver, Sclavi... E mille
altri che adesso non mi vengono in mente...
8) Avete un indirizzo
a cui, eventuali interessati, possono rivolgersi ?
Andrea: Per
i contatti più diretti l’indirizzo è :
deadbutterflies@libero.it
Francesco: Questo
indirizzo lo abbiamo aperto appositamente per il fotoromanzo.
Se poi volete un numero di telefono posso tranquillamente
lasciarvi il mio che è 347/5385102. Come avrai capito
non abbiamo ancora un vero e proprio studio sul Sunset Boulevard.
Intervista di
Alex Visani
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